Alitalia, manca il piano. Rinviato il nodo esuberi

Entro febbraio dovrà essere messo a punto il pacchetto di risparmi. Certificato da un advisor

L'incontro tra Alitalia e governo, atteso come un momento essenziale sulla via del risanamento e dello sviluppo della compagnia, è stato sostanzialmente interlocutorio. Dopo un'ora e mezza di colloqui alla sede del ministero dello Sviluppo Economico c'erano il titolare Carlo Calenda, il suo collega ai Trasporti Graziano Del Rio, l'ad di Alitalia Cramer Ball, il vicepresidente James Hogan, gli azionisti italiani Intesa, Unicredit, Atlantia solo Del Rio ha detto qualcosa: «Abbiamo ragionato bene insieme con chiarezza sul futuro», ma ha anche aggiunto: «Non abbiamo visto nessun piano». Il comunicato del ministero ha poi spiegato: «Il governo ha chiesto ad Alitalia di presentare entro le prossime settimane un piano industriale dettagliato condiviso dagli azionisti, dalle banche e dalle istituzioni finanziarie creditrici». A quel punto, tra 2-3 settimane, il governo accoglierà un piano condiviso da tutti, dettagliato e di lungo periodo, sul quale potrà prendere gli impegni di sua competenza. Solo in una fase successiva si aprirà il tema degli esuberi, e proprio per questo gli incontri già fissati con i sindacati per oggi e domani sono stati rinviati sine die (oggi ci sarà solo un incontro informale e riservato).

Ieri è stato fatto dunque il punto sulla situazione, ma il piano definitivo ancora non c'è. Nelle prossime settimane Ball incontrerà tutte le parti in campo per ottenere un consenso unanime sulle linee fin qui tracciate. Solo con un documento blindato dal consenso di tutti, che disegni la compagnia da qui al 2021 nei dettagli oltre che nelle strategie, si tornerà dal governo. Il quale sa di essere chiamato a dare una mano su più fronti: sulla richiesta di diritti bilaterali per nuove destinazioni, sulla riapertura dei colloqui riguardanti la joint venture transatlantica, su nuove regole per Linate, sul rapporto con gli aeroporti, sulla strategicità del turismo per il nostro Paese. Il punto più delicato riguarderà l'occupazione. Sono annunciati tagli dolorosi, non ancora quantificati: i numeri circolati sono talmente diversi da apparire fantasiosi tra i 1.600 e i 4mila segno che ci sarà molto da discutere. Il sindacato, rinviato in sala d'attesa, in questa fase non appare particolarmente disponibile.

Le prossime settimane saranno dedicate alla vera formulazione del piano (chi ha visto le oltre 150 slide attuali le ha definite piuttosto generiche), ed entro febbraio dovrà essere messo a punto il pacchetto di risparmi con i quali poi procedere alla seconda fase del rifinanziamento. Sul piano c'è un'interessante novità: sarà certificato da un advisor, un terzo che dovrà valutare la reale fattibilità e la solidità delle previsioni, un modo in più per renderlo credibile a tutti gli interlocutori, a cominciare dal governo. L'advisor non è stato ancora individuato, ma lo sarà a breve. Qualcuno si è chiesto se il coinvolgimento di un soggetto esterno non rappresenti implicitamente un atto di sfiducia verso l'ad Cramer Ball.

Commenti

Gibulca

Mar, 10/01/2017 - 13:31

Ecco il risultato di averto tolto l'hub a Malpensa e di averlo messo a Roma, per la gioia dei soloni romani tutti tronfi in petto per il risultato ottenuto grazie agli inciuci col governo e i sindacati e non per meriti sul campo. Ecco: ora questi soloni - che sono una quantità enorme - dovrebbero fare ammenda e nascondersi in qualche cantina buia e fredda. E Alitalia andrebbe definitivamente fatta fallire

wotan58

Mar, 10/01/2017 - 22:07

Gibulca, il disastro Alitalia è stato causato non esclusivamente, ma primariamente dal folle progetto Malpensa 2000, ovverossia dallo spostamento dell'hub Alitalia a Milano da Roma. "Sfortunatamente" Malpensa, è gestito dalla SEA che è una società pubblica, a differenza di AdR che gestisce Fiumicino. Si volle buttare dalla finestra soldi pubblici, ma Malpensa è un aeroporto nato morto, senza senso, nel parco del Ticino, lontano dalle città, pessimamente collegato, e senza alcuna prospettiva di crescita. PEr supportare Malpensa Linate fu desertificato, oltre due terzi dei voli da Roma furono spostati a Malpensa. Risultato: passeggeri in crollo verticale e costi operativi alle stelle. Quando nei mesi successivi Alitalia fu costretta a tornare su propri passi la frittata era fatta. Le altre compagnie avevano approfittato dei buchi lasciati di Alitalia. Ora c'è il crack, meritato.