Alitalia, ok dei soci. Tocca ai sindacati

Ore ad alta tensione in vista dell'incontro in serata tra Alitalia e sindacati sul nuovo piano industriale varato dal gruppo. L'appuntamento, inoltre, cade con la chiusura della «fase 2» dell'aumento di capitale, che con il raggiungimento di quota 225 milioni (125 da parte dei soci e 100 milioni da parte delle banche), aprirà la strada, nella terza fase, all'ingresso di Poste, che si è impegnata a versare 75 milioni, completando così l'operazione da 300 milioni di euro per il salvataggio della compagnia.
Fonti vicine al dossier, intanto, parlano di un piano industriale da almeno 1.900 esuberi e 350 milioni di risparmi. Il personale in eccedenza dovrebbe interessare, tra gli altri, 280 piloti e 350 assistenti di volo. Per quanto riguarda i risparmi, 130 milioni dovrebbero andare a incidere sul costo del lavoro, mentre i restanti 220 milioni dovrebbero riguardare una rimodulazione di tutte le voci di spesa. Intanto, come detto, sono ormai chiusi i giochi del secondo step dell'aumento di capitale.
Ma rifacciamo qualche calcolo. In prima battuta una serie di soci (Intesa Sanpaolo, Atlantia, Colaninno, Gavio, Pirelli, Maccagnani, Marcegaglia, Traglio, Manes, Fontana) hanno versato complessivamente 86,5 milioni. Due banche «di garanzia», ancora Intesa e Unicredit, sono impegnate per 100 milioni. L'impegno delle Poste é di versare 75 milioni dopo il raggiungimento dei 225. I 38,5 milioni di inoptato mancanti a tale cifra sarebbero stati ormai raggiunti grazie a quelle «riserve per quantità superiori a quelle disponibili» annunciate. Ma chi ha sottoscritto le azioni invendute? Il presidente Roberto Colaninno, che in prima battuta aveva versato 13 milioni, ora avrebbe aggiunto non solo gli 8 mancanti a mantenere intatta la propria quota del 7%, ma altri (circa) 7 d'inoptato. La voce, ben accreditata, non trova conferme in attesa della ratifica da parte del cda di Immsi. Perché Colaninno aumenti la propria quota proprio alla vigilia dell'abbandono della carica di presidente, non si sa. Altri 15 milioni, come già scritto, saranno versati dal presidente dell'Atalanta, Antonio Percassi, che ha uno stretto rapporto con Intesa Sanpaolo. Quest'ultima è difficile che aggiunga risorse ai 76 milioni deliberati dal cda il 15 ottobre, 26 di aumento e 50 di garanzia. Stando a questi calcoli, alla soglia dei 225 milioni ne mancherebbero ancora 8,5. «Indiziati» sono i già citati soci minori che hanno già aderito all'operazione, ma soprattutto Atlantia, appartenente al gruppo Benetton a cui fa capo anche Aeroporti di Roma. L'ad Giovanni Castellucci ha guidato di recente una delegazione di azionisti ad Abu Dhabi e il progetto al vaglio di Etihad – la compagnia che Alitalia vorrebbe come alleata – comprenderebbe una quota di Alitalia e una di Adr. Ma dal gruppo di Ponzano non arrivano conferme.
Le Poste, da parte loro, dovrebbero convocare prima di Natale il cda che, assumendo la delibera dell'assemblea, dovrà dar corso all'ingresso nel capitale e al versamento dei 75 milioni previsti. A ricapitalizzazione completata, a fine anno, le Poste saranno il primo azionista di Alitalia con una quota intorno al 22%. Dopo la conversione del bond, nel marzo 2014, dovrebbero essere superate da Intesa Sanpaolo.