Alitalia, ora Poste scombina la linea dei soci italiani

La partecipazione di Poste Italiane alla creazione della nuova Alitalia «targata» Etihad rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro per il fronte italiano. Nella lettera indirizzato dall'ad di Piazza San Silvestro, Francesco Caio, al ceo della compagnia aerea, Gabriele Del Torchio, infatti, la sottoscrizione pro quota dell'aumento di capitale da 200 milioni della nuova realtà (con un impegno da 38,6 milioni) è legata a una serie di condizioni che saranno difficili da accettare per gli attuali soci della Magliana.
Caio ha chiesto che il closing dell'operazione sia contestuale al versamento delle risorse. Questo vincolo implica che l'impegno di Poste sia limitato alla Nuova Alitalia e non riguardi HoldCo, il veicolo nel quale sono riuniti i vecchi azionisti della compagnia. Ma è proprio in HoldCo che sono concentrate i capitoli più roventi della trattativa, a partire dai 950 esuberi che dovranno essere ricollocati. Ecco, Poste con HoldCo non vuole avere nulla a che fare, tanto è vero che nella missiva di Caio (riportata ieri dal Messaggero) si fa riferimento alla costituzione di un patto parasociale relativo al 51% della Nuova Alitalia (del quale un 5% sarà detenuto direttamente da Poste, mentre il restante 14,48% sarà controllato indirettamente). Insomma, è chiaro che Caio voglia limitare l'impegno al futuro e non già alla soluzione delle situazioni pregresse, circostanza che sicuramente non fa sobbalzare di gioia gli altri soci (in primis le banche) che di sicuro non intendono accollarsi tutto il dossier. Viste queste difficoltà, al momento pare difficile pure mettere assieme quel 51% necessario a mantenere comunitaria la nuova entità. Intanto, ieri, Del Torchio ha auspicato un'ampia convergenza sul nuovo contratto di lavoro: un invito rivolto alla Uil che non ha accettato le condizioni.