Alitalia ricomincia da 20 "proposte"

Tante sono le manifestazioni d'interesse non vincolanti. Prossima fase tra 6 settimane

Sarebbero una ventina le manifestazioni d'interesse per l'acquisto di Alitalia, tutta o in parte. Ieri alle 18 è scaduto il termine per la consegna dei plichi sigillati, che subito sono stati chiusi in cassaforte nello studio romano del notaio Nicola Atlante. Il numero delle buste («19 o 20») non è ufficiale: la compagnia e i commissari non hanno fatto trapelare nulla. La notizia avrebbe origine negli ambienti del ministero dello Sviluppo economico, dove si sono recati nel tardo pomeriggio i commissari Enrico Laghi e Stefano Paleari (assente Luigi Gubitosi, in rientro da Cancun dove ha partecipato al congresso annuale della Iata). Le buste saranno aperte oggi, ma la decisione è di non rivelare i nomi dei candidati fino alla fase successiva della procedura, quella delle offerte non vincolanti; nelle 4-6 settimane che separano dal secondo atto i 20 interessati avranno accesso alla data room, dove potranno conoscere tutti i dati non sensibili, quelli cioè che non contengono il rischio di avvantaggiare eventuali concorrenti. I firmatari delle manifestazioni d'interesse potranno poi unirsi tra loro in cordate, e, come in ogni gara, è prevedibile che le offerte vere e proprie saranno in numero molto inferiore. Per la cronaca, ieri l'americana Delta ha dichiarato «continuiamo a monitorare la situazione». Nel 2003 proprio a Delta, già alleata in Skyteam, guardò come potenziale partner l'allora presidente Giuseppe Bonomi.

Se c'è riserbo sui nomi di chi ha manifestato interesse per Alitalia, forse lo si deve anche all'esperienza di dieci anni fa, quando le buste in prima battuta furono 11, ma non tutte spinte dalle stesse finalità industriali. Ci furono anche le provocazioni di un'azienda della provincia di Forlì, Porcellana Castello, e persino di un insegnante di tecnica aeronautica in un istituto di Ferentino, tale Fabio Scaccia: guadagnarono un po' di notorietà. In quell'elenco l'unica compagnia aerea era Air One di Carlo Toto, mentre non c'era Air France, che invece alla fine della procedura di privatizzazione fu l'ultima a trattare, fino alla soglia di un accordo. Tra le 11 buste consegnate il 29 gennaio 2007, c'erano quelle di Management & Capitali, il fondo salva imprese di Carlo De Benedetti, affiancato da Diego Della Valle e Nerio Alessandri; del fondo Texas Pacific group, di Unicredit, dell'Unione Piloti, di Alcide Leali, il fondatore di Air Dolomiti, del finanziere milanese Paolo Alazraki.

L'ultima e unica gara per la cessione di Alitalia risale al 2007 perché nel 2014 l'ingresso di Etihad avvenne a trattativa privata. Il bando fu pubblicato nel dicembre 2006, la procedura durò due anni, fu molto sofferta e pesantemente condizionata dalla politica. Uscite di scena Air One e Air France, l'assegnazione al nuovo proprietario, la Cai guidata da Roberto Colaninno, avvenne a fine 2008 e l'attività partì con il 2009. La storia si ripete anche nei dettagli: advisor del commissario Augusto Fantozzi, allora, era la banca d'affari Rothschild; advisor dei commissari straordinari di oggi è la banca d'affari Rothschild.