Alitalia targata Etihad in utile nel 2017

È la previsione degli arabi, ma con 2.700 esuberi. Ieri è partita la lettera italiana, con la proposta finale

Il ping-pong tra Alitalia ed Etihad continua. Ieri da Roma è stata inviata la lettera con l'architettura societaria e finanziaria dell'operazione e la proposta di partecipazione degli arabi. Poiché si tratta di un progetto ormai ampiamente condiviso e frutto di successivi adattamenti, i protagonisti della vicenda si aspettano che non ci siano più sorprese. A questo punto è Etihad che deve accettare l'ultima edizione dello schema Alitalia e dare il suo assenso. A Fiumicino ci si attende una risposta definitiva a stretto giro di posta, non oltre i primi giorni della prossima settimana.

Lo schema ormai è noto: i vecchi soci garantiscono gli arabi dal rischio di contenziosi e li sollevano da 400 milioni di debiti pregressi; per ottenere ciò, dal punto di vista tecnico, l'attuale Alitalia-Cai trattiene queste voci e scorpora e concentra in una nuova società le attività operative; è in questa nuova società, frutto dello scorporo, che entrerà Etihad, con una quota inferiore al 50%, versando capitali presumibilmente intorno ai 500 milioni.

L'architrave su cui poserà l'alleanza e lo sviluppo di Alitalia, che da questa scaturirà, è il piano industriale messo a punto in questi mesi dai manager delle due compagnie, e anticipato ieri dal Messaggero. Vi è previsto un utile di 108 milioni nel 2017, con ricavi a 3,7 miliardi. Per il mol è previsto un balzo dai 237 milioni del 2015 ai 694 del 2023. Ci saranno più rotte internazionali da Fiumicino e Linate, secondo questo progetto: 7 nuove rotte dallo scalo romano in meno di tre anni e l'ottimizzazione degli slot da Linate per la connessione con le capitali europee. Saranno 7 le nuove destinazioni e 16 le nuove rotte. Il piano strategico punta anche su Expo e sul recupero di posizioni a danno di Lufthansa nel mercato del Nord Italia. Per Fiumicino inoltre è previsto un piano da hub intercontinentale. A Malpensa più voli di lungo raggio e piattaforma cargo.

Come condizione Etihad pone soprattutto il tema dei debiti con le banche: gli istituti dovrebbero cancellare fino a 562 milioni di debito, mentre per 140 milioni di debito senior è previsto un allungamento al 2021. Gli esuberi dovrebbero essere 2.700. «Nel momento in cui si aprisse un tavolo di confronto sulla gestione di eventuali esuberi - ha rassicurato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti - faremo la nostra parte: è quello che facciamo sistematicamente, così come lo stiamo facendo su Piombino e su Electrolux. I ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico - ha aggiunto Poletti - intervengono sui tavoli di crisi nello spirito di favorire tutte le soluzioni che consentono di tenere le imprese nel nostro Paese, di dare loro efficienza ed efficacia economica e, laddove c'è la necessità, di gestire le problematiche occupazionali e di usare gli ammortizzatori sociali. Però nel merito - ha concluso Poletti, riferendosi alla trattativa tra Alitalia ed Etihad - bisogna guardare il piano».

Commenti
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gzorzi

Ven, 16/05/2014 - 08:52

Un genio ha creato la bad company, che ancora stiamo pagando e la good company è diventata l'attuale bad company che sicuramente ancora noi pagheremo. Braviiiii.

Mario-64

Ven, 16/05/2014 - 15:13

Avanti con gli arabi ,di gran lunga la migliore soluzione possibile. Solo dei dementi sinistrati potevano voler cedere la compagnia di bandiera ai francesi ,i nostri peggiori concorrenti. Intanto sviluppiamo Fiumicino ,poi mi piace l'idea degli intercontinentali a Malpensa.

eloi

Ven, 16/05/2014 - 18:36

Questi 2700 esuberi da dove sono usciti' Credo tutte assunziomìni di amici e amici degli amici. Cosi come si è sempre usato nella capitale.