All'Eni parte il Descalzi bis Fondi spaccati sul bonus

Il bilancio passa con il 99%, la remunerazione solo con il 78%. Marcegaglia: «Troppo poco»

L'ad di Eni, Claudio Descalzi

Fondi spaccati all'assemblea Eni. E il blitz contro i bonus del top management fallisce segnando di fatto un tre a zero per la maggioranza sui temi all'ordine del giorno: rinnovo del cda, bonus e bilancio. La partita più calda ha riguardato il piano di stock option da 165 milioni sul quale Iss, leader globale nella consulenza agli investitori istituzionali sul voto nelle assemblee, aveva chiesto di votare contro. In generale, a causa delle caratteristiche tecniche con cui il piano triennale di incentivi era stato articolato. Tuttavia, a differenza di altre recenti partite, in cui i fondi hanno avuto la meglio (da Parmalat ad Ansaldo Sts per esempio), questa volta la questione si è sgonfiata in seno all'assise, anche se non del tutto. Conti alla mano, sulla questione bonus, rispetto al capitale presente, pari al 63,4%, il 78,28% ha votato a favore, il 21% contro e lo 0,6% si è astenuto. Considerato che Cdp e Tesoro hanno il 30,1% del capitale, il resto - pari al 33,3% - era tutto nelle mani del mercato. Sui bonus però i fondi si sono divisi e oltre il 10% non ha seguito le indicazioni di Iss.

Secondo il piano, dunque, l'erogazione di azioni gratuite avverrà per tre anni: quindi, in caso di mancata conferma per un ulteriore mandato, l'incentivo si riceve anche una volta usciti dal gruppo. In sostanza, se vengono raggiunti determinati risultati, le prime linee dirigenziali ricevono azioni nel 2020 per il periodo 2017-2019, nel 2021 per il periodo 2018-2020, nel 2022 per il periodo 2019-2021. In soldoni, se l'ad Claudio Descalzi non fosse confermato nel 2020 (alla sua prossima scadenza di mandato) potrebbe ricevere incentivi nel secondo e terzo ciclo per gli obiettivi raggiunti dopo la sua uscita.

Lo scontro fondi-maggioranza, seppur superato ai voti, non è piaciuto comunque all'Eni che per voce della presidente Emma Marcegaglia ha voluto chiarire la situazione: «Tutte le maggiori società utilizzano un piano di incentivazioni su base azionaria. Il fatto di non averlo era stato individuato dagli investitori istituzionali come un problema e quindi abbiamo deciso di tornarci perchè è nell'interesse della società e nelle best practice internazionali. Non siamo del tutto soddisfatti, anche se ha votato a favore il 78%, ci siamo riproposti di parlare con i fondi in incontri one to one e alzare la percentuale alla prossima assemblea».

Quanto agli altri due punti all'ordine del giorno, l'assemblea di Eni ha approvato il bilancio e il dividendo con oltre il 99% dei soci presenti e sul fronte della lista per il rinnovo dei vertici, la riconferma Descalzi-Marcegaglia è invece passata con il 56,4% dei presenti: i fondi si sono dunque divisi votando in parte la lista di maggioranza (quella di Assogestioni ha raccolto il 42,9%). Nel cda vengono confermati per il Tesoro Andrea Gemma, Diva Moriani e Fabrizio Pagani, mentre Alessandro Profumo viene sostituito da Domenico Trombone. Per la seconda lista, quella dei fondi, vengono confermati Alessandro Lorenzi, Karina Audrey Litvack e Pietro Guindani.