All'Ilva si prova la pace Ci costerà altri 90 milioni

Possibile un nuovo prestito ponte per dare ancora 3 mesi di tempo ai negoziati con Mittal

Su Taranto stanno per piovere altri 90 milioni di contributi pubblici. Sarà anche per questo che sulla vertenza Ilva - passata ufficialmente nelle mani di Luigi Di Maio nella doppia veste di ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro sembra scoppiata un'improvvisa pace. Si è aperta ieri, per concludersi oggi, la girandola di incontri tra le parti che porterà il governo a definire la nuova linea per Taranto. Due i punti che sembrano certi: il primo è che non ci sarà alcuna chiusura come paventato in campagna elettorale dai Cinque Stelle e, il secondo, è che Di Maio avrà bisogno di tempo.

Per questo pare scontato che il governo prorogherà la gestione commissariale di altri tre mesi mettendo sul piatto fino a 90 milioni di euro. Questo perché l'Ilva ha cassa fino a luglio, poi dovrà essere «rifinanziata» dallo Stato. Insomma lo stesso copione già visto per Alitalia (anche qui proroga, ma di sei mesi).

Di Maio manda, dunque, ai supplementari la gestione commissariale anche per arrivare a un risultato che ieri lui stesso ha definito «condiviso». Il primo giorno di «consultazioni» sembra comunque essere iniziato sotto i migliori auspici con i sindacati e in particolare la Fiom Cgil allineati al ministro: «Non siamo in un'epoca in cui salute ambiente e lavoro possono essere messi in contrapposizione tra di loro» ha detto il segretario generale Francesca Re David, aggiungendo: «Di Maio cercherà una soluzione giusta da questo punto di vista salvaguardando l'ambiente».

Di Maio ha poi incontrato il governatore della Puglia Michele Emiliano che, uscendo dal Mise, ha annunciato di «aver ristabilito la connessione e la comunicazione» tra la Regione e il governo. Un'improvvisa schiarita dopo i duri scontri con l'ex ministro Carlo Calenda. Tra le parti sembra dunque essere tornata la pace anche se a bocce ferme: il ministro non ha infatti ancora chiarito come si muoverà.

Le ipotesi sul tavolo sono quella di sviluppare l'accordo firmato dall'ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, strappando all'acquirente franco-indiano Mittal condizioni migliori sul fronte ambientale e occupazionale; oppure riconvertire l'intero business di Taranto. Qualcosa di più chiaro potrebbe emergere oggi quando Di Maio incontrerà Mittal, che con la cordata Am Investco si è aggiudicato la gara per l'acquisto dell'intero polo siderurgico, che conta oltre 14mila dipendenti per un indotto che supera i 20mila addetti. Il faccia a faccia con il pretendente industriale sarà fondamentale per capire le intenzioni dell'esecutivo che difficilmente potrà rinnegare gli investimenti potenziali messi sul piatto: oltre 5 miliardi tra acquisto e risorse per lo sviluppo, di cui 1,2 miliardi dedicati in toto all'ambiente. Sempre oggi Di Maio vedrà le associazioni ambientaliste di Taranto: a loro potrebbe parlare dell'ipotesi di chiudere l'area a caldo di Taranto per abbattere drasticamente l'inquinamento.

Commenti

glasnost

Mar, 19/06/2018 - 10:12

Ma il ministro Di Maio ha già discusso la cosa con Lanzalone o no?

carpa1

Mar, 19/06/2018 - 10:52

A chi andranno questi 90 milioni? Ai sindacati? Ai verdi? Ai rossi? Ai notap? Ai notav? Di certo sappiamo a chi verranno addebitati: al popolo bue (lavoratori e pensionati).

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 19/06/2018 - 11:19

Non conveniva darli ai Riva i 90 milioni per bonificare l'inquinamento fatto dalla precedente, scadente amministrazione burocratica? Almeno funzionava tutto .

Altoviti

Mar, 19/06/2018 - 16:29

Bisogna sapere se è strategico per noi tenere l'ILVA, se lo fosse è chiaro che non va ceduta, in caso contrario cediamola ad un buon prezzo. Dicevano che volevano rifare l'IRI forse converrebbe cominciare a pensarci, o fare un fondo sovrano italiano per investire nelle nostre aziende (le poche rimaste) e farle crescere, aiutandoli nella Ricerca e Sviluppo, nella ricerca di marketing e di contratti commerciali, fare sistema trra lo stato e le aziende come fanno gli altri paesi almeno e farlo anche meglio.