All'impresa la Cina fa più paura dell'Isis

Ma c'è ottimismo per il 2016: «Siamo pronti ad assumere»

Rodolfo Parietti

nostro inviato a Cernobbio

È un chiodo fisso, martellante come una brutta emicrania. E la Cina, col motore che batte in testa e con i timori di un hard landing dell'economia, è per gli imprenditori italiani in cima alla lista delle preoccupazioni. Più del terrore seminato dall'Isis nelle sue macabre declinazioni; più della sgangherata gestione europea dei migranti; più degli esiti incerti del quantitative easing di Mario Draghi. Interrogati ieri durante il Workshop dello Studio Ambrosetti, a Cernobbio, gli uomini d'impresa non hanno avuto dubbi nel graduare la scala delle criticità per il loro business.

Eppure, fra le imprese non si respira più quell'atmosfera plumbea che aveva gravato come una cappa sulle edizioni precedenti della convention. Sono sempre i risultati del sondaggio a rivelare gli umori degli imprenditori, il 43% dei quali è convinto che la propria azienda stia performando «meglio» delle altre, mentre solo il 9,5% ha risposto «peggio». Quanto al fatturato, il 37,4% sostiene che registrerà un aumento del 10% e il 30% ipotizza risultati migliori. Condizioni quindi migliori che allargano gli spazi per assumere, visto che il 37% promette di aumentare di almeno un 10% la forza lavoro rispetto all'anno scorso, con il 12% che si spinge oltre e indica che assumerà di più.

Il punto su cui viene forse mostrato un eccesso di sovrastima è sulle quotazioni del petrolio, che secondo la maggior parte degli intervistati si riporteranno quest'anno sui 40-50 dollari al barile. Se così fosse, potrebbero rientrare le tensioni deflazionistiche che ancora gravano sui prezzi in Europa e che stanno costringendo la Bce agli straordinari nel tentativo di ridare un po' di colore ai prezzi. Mario Draghi è stato però chiaro giovedì, quando ha messo in guardia contro i pericoli di un nuovo choc in Europa: serve il contributo dei governi attraverso le riforme e con il completamento dell'unione monetaria. «Draghi - spiega l'economista Luigi Zingales, presente a Cernobbio - usa sempre le parole col bilancino del farmacista: con quel riferimento al timore di uno choc, ha voluto dire al mondo che la Bce non ha più munizioni. Il bazooka è scarico. Tocca ad altri agire. Ciò mi preoccupa, in un momento in cui lo scandalo dei Panama Papers non fa altro che alimentare la sfiducia della gente nei confronti di chi ci governa».