Gli "altri" Agnelli, dalle pentole ​ai finestrini dei treni

L'azienda i famiglia, nonostante la crisi, ha raddoppiato il proprio fatturato in tre anni, arrivando nel 2014 a 148 milioni

Gli "altri" Agnelli fabbricano pentole vicino a Bergamo, a Lallio: le loro pentole di alluminio sono le Rolls Royce per qualunque cucina, sono preferite dal 75% dei cuochi professionali in Italia, e onnipresenti in qualunque programma di cibo in tv. Qualità riconosciuta da tutti e pressoché senza concorrenza. Producono un milione di pentole all'anno, modelli sempre fedeli a sé stessi perché, come diceva Pier Luigi Nervi, “arriveremo a forma così perfette che resteranno immutate e immutabili nel tempo”: una pentola è una pentola, e la sua forma è il punto di arrivo scientifico di ragioni di varia natura che si sono affinate nel tempo.

La qualità premia, e il gruppo Agnelli, nonostante la crisi, ha raddoppiato il proprio fatturato in tre anni, arrivando nel 2014 a 148 milioni. Fatti non di sole pentole, ma anche di fusioni e di estrusi di alluminio. In tutto, 300 dipendenti, 50mila tonnellate di metallo lavorate nel corso di un anno, l'equivalente di sei Tour Eiffel, 20 mila chilometri di estrusi. Alle pentole, che restano il business tradizionale di famiglia, è stato dedicato uno show room sulla Quinta Avenue di New York. Gli estrusi hanno permesso di diversificare anche nell'industria dei serramenti, e tutti i finestrini del Frecciarossa 1000, il treno ad alta velocità più moderno d'Europa, portano la firma Agnelli. Materie prime, semilavorati o prodotti finiti hanno una vasta platea di clienti, dall'industria meccanica, a quella automobilistica, al mondo dell'arredo.

La scelta di riciclare l'alluminio attraverso la controllata Alugreen è "verde" perchè con le 25mila tonnellate di lingotti prodotte all'anno si risparmiano 302 milioni di chilogrammi di anidride carbonica: il riciclo riduce del 95% il costo dell'energia elettrica rispetto alla raffinazione della bauxite. Ma farsi in casa la materia prima dal rottame ha permesso soprattutto al gruppo di conquistare l'indipendenza dalle forniture delle multinazionali.

Le prospettive sono molto positive. Il fatturato, che solo nel 2009 era di 61milioni, crescerà a 158milioni quest'anno e almeno a 220 entro cinque anni. Il bilancio è in utile anche se – come lamenta il presidente Paolo Agnelli che è anche fondatore e presidente di Confimi industria, associazione alternativa a Confindustria – la pressione fiscale si porta via il 70%. La storia centenaria degli Agnelli, cominciata con le intuizioni di Baldassare che nel 1907 fu il primo, in Italia, a sfruttare l'alluminio in maniera industriale, oggi è alla quarta generazione: a capo del gruppo ci sono i fratelli Paolo e Baldassare, mentre i loro figli Angelo, Cristiano ed Enrico si occupano ciascuno di un settore di business. Per il 2016 è previsto il riordino del gruppo, attraverso la razionalizzazione delle società, con la creazione di una holding di famiglia. In prospettiva, la quotazione in Borsa, considerata realistica entro cinque anni.

Commenti

buri

Gio, 09/07/2015 - 11:24

Meno male che in Italia, oòtra ai chiacchieroni inutulu, anzi dannosi,, ci sono anche gente come quei Agnelli