Amazon alza bandiera bianca in Cina

Troppo forti Alibaba e JD.Com: da metà luglio le vendite solo sul sito internazionale

Forse non è proprio una bandiera bianca sventolata, ma di sicuro trattasi di ritirata. E neanche troppo onorevole. Soprattutto per un gigante come Amazon, abituato ovunque a far valere tutto il suo peso. Ma stavolta il modello di business della creatura di Jeff Bezos non ha attecchito in Cina. Mercato ricchissimo in virtù dei sempre più numerosi consumatori dotati di maggior potere d'acquisto, ma anche trappola in cui ha finito per cadere anche l'Amazzone. Lì dove il confronto con altri due player temibili come Alibaba e JD.Com si è risolto in una sconfitta per il gruppo Usa. Costretto ad annunciare la chiusura, a partire dal prossimo 18 luglio, del sito Amazon.cn attraverso cui è stato finora possibile per i cinesi far shopping. Dall'estate, una famiglia di Pechino o un single di Nanchino saranno invece obbligati, se vorranno continuare a usare Amazon, ad appoggiarsi al sito internazionale per effettuare acquisti da Stati Uniti, Germania, Giappone e Regno Unito. Quanto alle aziende cinesi, potranno vendere i loro prodotti su Amazon al di fuori della Cina. La decisione non sarà poi indolore per i lavoratori cinesi di Amazon, sostanzialmente licenziati e ai quali la multinazionale statunitense ha offerto il proprio sostegno per trovare una nuova occupazione.

In base ai dati di iResearch Global, nel 2018 non c'è stata praticamente partita: il marketplace di Tmall di Alibaba e quello di Jd.com hanno controllato l'81,9% del mercato cinese. L'azione di sfondamento di Amazon, imperniata sugli investimenti nella logistica e sull'acquisizione della piattaforma per i libri online Joyo, è insomma andata a vuoto. Al punto che ora, secondo gli analisti, la regina dell'ecommerce potrebbe puntare la barra sull'India, dove è già operativo dal 2013 un sito e dove sono state investiti parecchi soldi nell'infrastruttura logistica. Molti analisti ritengono che l'errore di Bezos nell'ex Impero Celeste sia stato finora quello di non adattarsi sufficientemente alle abitudini dei cinesi, non facendo ad esempio promozioni nelle celebre festa consumistica locale del Singles Day, quando Alibaba e Jd.com scatenano una guerra di offerte. Per questo, in prospettiva, i cambiamenti sul mercato cinese potrebbero riguardare anche le reti distributive e i magazzini del gruppo.

Per Amazon non è un momento particolarmente brillante, con la crescita delle vendite che ha rallentato il passo rispetto agli anni d'oro. Se sarà confermato l'outlook relativo al primo trimestre 2019 (60 miliardi di dollari di giro d'affari), l'aumento del fatturato sarà il più debole da quattro anno. Eppure, negli Stati Uniti, lo strapotere commerciale del gruppo continua a farsi sentire: fra gennaio e marzo hanno già chiuso quasi 6mila negozi, una cifra superiore a quella dell'intero 2018. La cosiddetta shopocalypse continua.