Amazon & C., stangata Usa E l'Europa resta indietro

Ora la Corte suprema scopre la «residenza digitale» per recuperare 34 miliardi di tasse

Anche gli Usa si adeguano alla «web tax» in formato europeo. O almeno ai principi a cui Bruxelles vorrebbe legare le star dell'universo digitale che vendono beni e servizi in tutta l'Eurozona, ma poi pagano le tasse solo in quei Paesi in cui hanno sedi fisiche o legali. Come? Prima di tutto svincolando il pagamento delle imposte al luogo in cui l'attività dispone di una sede fisica. Ironia della sorte si tratta proprio di colossi Usa, da Amazon a eBay, esplosi grazie allo shopping online.

Non a caso, un anno fa, quando Bruxelles aveva iniziato a rivedere i principi delle imposizioni fiscali in merito alle attività digitali, Washington aveva alzato la guardia. A dodici mesi di distanza, mentre in Europa sono ancora aperte le discussioni e l'accordo tra gli Stati è lontano anni luce dall'essere raggiunto, gli Usa si adeguano ai tempi, mandando in archivio l'era «pre-Amazon» (copyright di Anthony Kennedy, giudice della Corte Suprema), quando lo shopping a distanza era quello dei cataloghi postali.

In questi giorni la Corte Suprema americana ha infatti cancellato un verdetto del 1992 (la prassi risaliva 1967) che impediva ai singoli Stati della federazione di imporre ai commercianti di raccogliere le imposte locali, salvo che in presenza di una sede fisica dell'attività entro i confini statali. Nell'era dello shopping online (un business da 124 miliardi di dollari circa nel primo trimestre), una simile decisione costa agli Stati 33,9 miliardi di dollari all'anno in mancati introiti, oltre ad aver messo alle strette i centri commerciali, tenuti a caricare sui prezzi dei loro prodotti le imposte locali. Ora la competizione tra negozi fisici e virtuali avverrà alla pari. Per Amazon, che negli ultimi tempi si era in parte piegata volontariamente alla raccolta delle imposte sulle vendite dirette, significa allargare il tiro anche su Amazon Marketplace, presidiata da piccoli imprenditori. Peggio ancora per eBay che basa il suo successo proprio sui piccoli business. Al di là del costo della manovra, la decisione ha un impatto rivoluzionario perché inizia a prendere come riferimento, per il calcolo delle imposte, la residenza del cliente e non più solo quella del venditore.

In Italia, intanto, ieri, si è chiusa la consultazione nazionale indetta dal Tesoro sulle direttive Ue relative alla web tax e sulla raccomandazione pubblicata dalla Commissione. La prima direttiva dovrebbe portare all'adozione di una web tax al 3% sull'indotto digitale. La seconda una più vasta riforma, fondata sulla «presenza digitale significativa» ai fini dell'imposizione fiscale.

Commenti

cgf

Sab, 23/06/2018 - 14:18

Loro lo possono fare, il modello di tassazione USA prevede la tassa al consumo, ma è improponibile in Europa senza rivoluzionare tutto, attualmente abbiamo l'IVA, sono metodi di applicazione ed esigibilità completamente diversi. Inoltre negli USA non esiste non battere lo scontrino e/o essere in ritardo con le tasse, ti chiudono l'attività.