Amazon "inscatolata" nel Black Friday

I sindacati minacciano uno sciopero per domani, il giorno delle vendite scontate. Al centro della discordia le retribuzioni nell'impianto piacentino

Si fa presto a passare dalle luminarie pre-natalizie del Black Friday a un venerdì nero, da cose andate storte. Basta piazzare, come una bomba a orologeria, uno sciopero nel giorno dell'anno prediletto per lo shopping a sconto, un po' compulsivo e un po' pavloviano. Vetero-sindacalismo versus capitalismo? Per Amazon, che l'incrociar di braccia sta per subirlo in quel di Castel San Giovanni (Piacenza), sicuramente sì. Non per i sindacati, sfilacciati sulla riforma pensionistica ma pronti a ricompattarsi come un sol uomo quando di mezzo c'è il quattrino. Con il gigante dell'ecommerce, Cgil, Cisl e Uil hanno provato a batter cassa, ricordando che i ritmi lavorativi «non conoscono discontinuità, le produttività richieste sono altissime e il sacrificio richiesto non trova incremento retributivo oltre i minimi contrattuali». Minimi che, nell'inquadramento previsto dal contratto del commercio, si sostanziano in 1.100-1.200 euro netti su 14 mensilità, con un impegno per i lavoratori spalmato su tre fasce orarie (6-14, 14,30-22,30, 23-6).

Al «niet» dell'azienda, è corrisposta la minaccia di non far muovere un solo pacco alle 2mila persone a tempo determinato, e alle altre 2mila con i cosiddetti contratti di somministrazione reclutati per smaltire il picco degli ordini del periodo tra ottobre e dicembre, che lavorano nel centro di smistamento emiliano. Sciopero (e blocco degli straordinari fino al 31 dicembre) da consumare il 24 novembre, cioè domani, cioè il giorno del Black Friday, ovvero il momento in cui la creatura di Jeff Bezos sale sull'altare delle vendite in rete e comincia a far tintinnare i registratori di cassa. L'anno scorso, in Italia, fu un'apoteosi: in 24 ore, 1,2 milioni di ordini e 12 prodotti al secondo commercializzati (dagli spazzolini da denti alla collezione completa di Harry Potter, dalle memorie Usb ai Roll per pedicure). Insomma: BF Day, uno sbarco di massa, con carta di credito tra i denti, sulla spiaggia del consumismo con discount incorporato.

Ora i sindacati vogliono guastare la festa. Del resto, à la guerre comme à la guerre: si è mai visto uno sciopero il 2 novembre? Nell'editoria, tanto per fare un esempio, si minacciava il fermo delle rotative sotto elezioni e nei giorni di avvio dei Mondiali di calcio. Seppur non sia possibile stimare quanti affari andranno in fumo, le ricadute dovrebbero essere meno negative rispetto a quelle patite da Sda Express (controllata dalle Poste e tra i fornitori di Amazon), in occasione del blocco delle consegne durato tre settimane lo scorso settembre in quattro centri di smistamento. In quell'occasione, l'amministratore delegato della società, Paolo Rangoni, lamentò la perdite del 50% di volumi e ricavi. Ma un Black Friday rovinato non sarà comunque un danno da poco per Amazon. Anche se potrebbe essere in parte mitigato dal fatto che l'impianto di Piacenza non è più il solo da cui transitano milioni di pacchi. Il gruppo ha infatti inaugurato in settembre un polo nuovo di zecca nei pressi di Rieti, con il compito di coprire il Centro-Sud, ed ha aperto questo mese quello di Vercelli, che si occupa delle consegne a Nord-Est). Ma Castel San Giovanni, aperto dieci anni fa e grande quanto una quindicina di campi da calcio, rimane un hub fondamentale per lo smistamento degli ordini per il Centro Italia e il Settentrione, le aree con più «amazoniani».

Il tempo ormai stringe, serve trovare un accordo in fretta. Ci vorrebbe l'Amazon Prime Now della conciliazione sindacati-azienda.