Amazon nei guai col fisco: "Evasi 130 milioni di tasse"

Le accuse si riferiscono al periodo 2009-2015. Il big Usa: "Abbiamo sempre pagato tutto"

Dopo un anno di indagini ieri è arrivata anche ad Amazon, colosso dell'e-commerce l'accusa di evasione fiscale per 130 milioni su un giro d'affari pari a 2,5 miliardi. L'accertamento e la relativa accusa rientrano in un'indagine coordinata dal pm Adriano Scudieri e dal procuratore capo Francesco Greco.

E dunque dopo Apple e Google anche Amazon avrebbe evaso. Il periodo d'inchiesta riguarda cinque anni, fino al 2015 quando la società aveva la sede legale in Lussemburgo mentre oggi l'ha trasferita a Milano. In quegli anni il vicepresidente era Diego Piacentini, l'italiano scelto da Matteo Renzi che oggi è commissario dell'Italia digitale.

La risposta del big Usa fondato da jeff Bezos non si è fatta attendere: «Paghiamo tutte le imposte che sono dovute in ogni Paese in cui operiamo. Le imposte sulle società sono basate sugli utili, non sui ricavi, e i nostri utili sono rimasti bassi a seguito degli ingenti investimenti e del fatto che il business retail è altamente competitivo e offre margini bassi. Abbiamo investito in Italia più di 800 milioni di euro dal 2010 e attualmente abbiamo una forza lavoro a tempo indeterminato di oltre 2mila dipendenti». Che diventeranno circa 3.800 quando saranno aperti i nuovi magazzini di Passo Corese vicino a Roma e di Vercelli. Insomma Amazon sostiene di pagare, e di aver pagato, tutte le tasse dovute. A dire la verità lo avevano ribadito anche Apple e Google. Alla fine però la società di Cupertino ha adottato una strategia collaborativa, versando all'erario 318 milioni per definire la partita. L'accusa parlava di omessa dichiarazione. Circa 880 i milioni di euro in tutto, di Ires (l'imposta sui redditi delle società) evasa. La cifra versata da Apple è stata pari a quanto richiesto nell'accertamento. E la formalizzazione dell'accordo ha creato un precedente importante, visto che Apple ha pendenze in altri Paesi europei. Google invece sta facendo più resistenza sui 300 milioni di euro di tasse non pagate accertate. La società di Mountain View spera di raggiungere un accordo come già fatto in Inghilterra dove su 4 miliardi di imponibile ha pagato solo 130 milioni di euro.

Quanto ai risultati Amazon ha chiuso il primo trimestre con utili in salita del 41% a 724 milioni. Il fatturato è cresciuto del 23% a 35,7 miliardi. Amazon Web Services, la divisione di cloud computing, si conferma positiva: ha generato ricavi per 3,661 miliardi, in rialzo del 43%. Bene anche Google. La controllante Alphabet ha chiuso il trimestre con utili per 5,43 miliardi, in rialzo dai 4,2 miliardi dello stesso periodo del 2016 (+29%). I ricavi sono aumentati del 22% a 24,75 miliardi, oltre le attese. Certo i margini di Google sono molto più elevati rispetto a quelli di Amazon ma in entrambi i casi la liquidità non manca.