Ambasciatore Usa a casa Tim Occhi sulla battaglia Huawei

Vertice tra il diplomatico americano e l'ad Gubitosi. E Vivendi scrive a Consob: «Elliott viola la governance»

Non c'è pace per Telecom. Ieri a turbare la vigilia di quello che si preannuncia come un cda su conti e piano industriale teso e delicato, c'è stato anche l'incontro tra l'ad Luigi Gubitosi e l'ambasciatore statunitense Lewis Eisenberg. Pare ovvio che al centro del colloquio, definito «cordiale», ci sia il ruolo di Huawei nello sviluppo del 5G in Italia.

E dato che il presidente Usa Donald Trump ha, da tempo, dichiarato guerra al produttore cinese di apparati di rete considerati a rischio per la sicurezza, l'ambasciatore dovrebbe aver affrontato la questione. Che non è di facile risoluzione, visto che Huawei è partner nella sperimentazione del 5G di Tim in diverse città. Sulla vicenda il sottosegretario al Mise, Michele Geraci, ha minimizzato spiegando che Huawei «è solo uno dei 25 fornitori di tecnologia disponibili per il 5G». Peccato che sia anche quello che ha più investito in ricerca e sviluppo di apparati per le reti mobili di nuova generazione.

Quanto al cda di Tim che inizierà in mattinata a Roma non sarà facile vista la contrapposizione tra i maggiori azionisti Vivendi e Elliott. L'ad della società francese che è consigliere di Tim, Arnaud de Puyfontiane ha inviato un'altra lettera alla Consob e ai sindaci di Tim. Un documento di 44 pagine dove si chiede di verificare il rispetto della governance da parte di alcuni amministratori. La lettera si aggiunge agli altri esposti inviati recentemente dai francesi al collegio sindacale.

Vivendi, che ha la maggioranza di Telecom con il 23,9% ma ha perso la governance il 4 maggio scorso, a favore del fondo attivista Usa Elliott, vorrebbe riprendere le redini del cda nella prossima assemblea del 29 marzo. Vista la nuova missiva a Consob pare dunque che l'azione di mediazione con Vivendi, condotta nelle scorse settimane, da Gubitosi (voluto da Elliott) non sia andata a buon fine.

Certo la visione sulla rete tra i due soci di Tim è molto diversa: Vivendi vuole convincere i soci che privare Telecom Italia del controllo della rete sia sbagliato.

Mentre Elliott vede creazione di valore e abbattimento del debito da una eventuale rete unica con Open Fiber. Gli statunitensi hanno dalla loro il governo e la Cassa depositi e prestiti. Proprio quest'ultima che di Open Fiber è azionista al 50% con Enel, ha ufficializzato di essere salita al 5,03% di Tim. E potrebbe portarsi fino al 10% al fine di sostenere Elliott, che ha il 9,4%, in assemblea. In quel caso Elliott e Cdp sfiorerebbero il 20% e potrebbero contrastare più facilmente il 23,9% di Vivendi. Intanto in Borsa non si arresta la salita di Tim che nell'ultima settimana ha recuperato il 12% circa riportandosi sopra i 50 centesimi.

Sul tavolo del cda di oggi ci potrebbe essere la proposta di svalutazioni per la controllata Sparkle. Quanto alla rete il piano, pur non prevedendo al momento l'ipotesi di scorporo del network, non contiene alcuna preclusione a questa operazione a cui si potrebbe arrivare in un secondo momento, valutate tutte le condizioni in campo e alla luce del dialogo aperto con Open Fiber.