Amplifon spinge l'utile e si prepara allo shopping

L'ad Moscetti: «Abbiamo lanciato il made in Italy dei servizi, pronti ad altre operazioni mirate». Profitti in crescita del 53%

Utili record, tecnologia originale, leader di mercato: Amplifon avrebbe molti titoli per essere definita l'«Apple italiana». Il gruppo che da oltre 50 anni è sinonimo di apparecchi per l'udito ha chiuso il 2014 con 890,9 milioni di ricavi (+7,7%) e utile in rialzo del 53% a 46,5 milioni. Bene anche il margine operativo lordo (+12,1% a 137,7 milioni), salito dal 14,8 al 15,5% del fatturato. In progresso da 51 a 78,4 milioni il flusso di cassa, in calo del 9,8% a 248,4 milioni l'indebitamento finanziario, invariato il dividendo (4,3 centesimi).

«Il 2015 è iniziato molto bene- commenta l'amministratore delegato, Franco Moscetti - e prevediamo di chiuderlo anche meglio dell'anno scorso. E puntiamo a crescere anche con acquisizioni, se ci saranno le occasioni: ci piace definirci “acquisitori seriali“, ma restando sempre nel nostro core business». Cioè i prodotti per chi ha bisogno di un supporto per l'udito: non proprio il classico made in Italy , racchiuso nella triade «moda, mobili, mangiare». Ma Moscetti la pensa diversamente: «Anche i servizi alla persona sono un'eccellenza italiana, e noi la rappresentiamo a pieno titolo. La nostra è una clientela particolare: persone non più giovanissime, che ci chiedono di risolvere i loro problemi di udito e tornare alla vita pienamente vissuta. Dobbiamo trovare per loro un mix personalizzato fra tecnologia, capacità di relazioni umane, flessibilità. Non è qualcosa che si improvvisa: abbiamo una Academy di Amplifon proprio per formare sia i nostri tecnici in Italia sia i formatori che manderemo negli altri Paesi».

In effetti, l'idea originale l'ha avuta uno straniero, innamorato però dell'Italia: l'ingegner Charles Holland, ufficiale inglese paracadutato dietro le linee tedesche per combattere insieme ai partigiani. A guerra finita, ha inventato la risposta ai molti problemi di udito che bombardamenti e battaglie si erano lasciati dietro: così è nata Amplifon, nella Milano che si affacciava al boom economico. E di natalità: proprio i nati in quegli anni, una delle generazioni più numerose della storia, sono oggi la clientela in crescita del gruppo, presente in 22 Paesi, con 3.500 negozi diretti che danno lavoro a oltre cinquemila professionisti.

Solo l'anno scorso sono stati aperti 300 nuovi punti vendita: Amplifon è sbarcato in Israele, ha acquisito il 51% di Direito de Ouvir, la prima società del settore in Brasile, mercato chiave per le sue favorevoli dinamiche demografiche, e ha comprato infine la rete italiana di negozi del gruppo francese Audka. «Il 77% del nostro fatturato è realizzato all'estero- aggiunge Franco Moscetti -, ma in Italia il brand è molto forte e abbiamo una presenza capillare. Requisito indispensabile per un servizio come il nostro: gli apparecchi acustici richiedono manutenzione e controlli costanti.Inoltre abbiamo lanciato una linea di prodotti personalizzati, come i cellulari user friendly per gli anziani e i telefoni con suoneria lampeggiante dedicati agli ipoudenti».

Amplifon ha chiuso il 2014 con ricavi in aumento del 7,7%. Il dividendo è fissato a 4,3 centesimi