Amundi a un passo dai fondi Pioneer

Parigi spara sull'Italia ma ottiene l'esclusiva da Unicredit. L'ipotesi extra-cedola

Cinzia Meoni

Amundi spara a zero sull'Italia post referendum, sostenendo in una nota che l'incertezza politica terrà lontani gli investitori internazionali dalla Penisola, ma sta per portarsi a casa i 225 miliardi di asset in gestione di Pioneer, gioiello di Unicredit messo in vendita nell'ambito del piano di ristrutturazione del gruppo.

Nelle prime ore di ieri mattina, proprio mentre il mercato iniziava a fare i conti con il risultato referendario e le dimissioni di Renzi, Unicredit e il colosso di Crédit Agricole da oltre mille miliardi in gestione, annunciavano di aver avviato le trattative in esclusiva per Pioneer. L'operazione dovrebbe chiudersi entro il 13 dicembre, giorno in cui è stata fissata la presentazione del piano strategico da cui il mercato si attende maggiori dettagli sulla maxi ricapitalizzazione fino a 13 miliardi. Proprio la cessione degli asset, tra cui Pioneer ma anche Bank Pekao, potrebbe diminuire l'importo dell'aumento di capitale previsto. A Piazza Affari tuttavia l'annuncio non è bastato a sostenere i corsi del titolo: Unicredit infatti ha chiuso la seduta a 2,01 euro in calo del 3,3%, mentre a Parigi Amundi ha guadagnato il 3,2% a 47,27 euro.

Il colosso francese ha sbaragliato la concorrenza per la sesta sgr europea con un'offerta da 3,7-4,3 miliardi circa che comprende, secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, 3,2-3,5 miliardi in contanti e una maxi cedola di 500-800 milioni di euro che Pioneer staccherebbe alla casa madre prima della vendita. La sgr di Unicredit, d'altro canto, ha in cassa 325 milioni.

Una simile soluzione consentirebbe all'istituto milanese di valorizzare al massimo l'attività e, allo stesso tempo, ad Amundi, che un mese fa aveva smentito di pensare a un simile importo per Pioneer, di tenere sotto controllo i propri conti.

Per Poste Italiane che, in cordata con Cassa Depositi & Prestiti e Anima Holding, si era fatta avanti per acquisire Pioneer e rafforzarsi nel settore dell'asset management, si tratta di cifre troppo elevate per tentare il rilancio. La società guidata da Francesco Caio infatti ha precisato che «un'operazione a valori più elevati, tenuto conto anche di altre opportunità di crescita esterna perseguibili grazie al rafforzamento dell'alleanza con Anima, non sarebbe in linea con obiettivi di ritorno adeguati per i nostri azionisti». Già Aberdeen Asset Management si era tirata indietro, qualche giorno fa, di fronte alla lievitazione del prezzo di vendita di Pioneer. Tra gli sconfitti ci sono inoltre anche Ameriprise Financial e Macquarie.

Anche se l'affare con piazza Gae Aulenti non è andato in porto, Poste Italiane ha comunque confermato la propria strategia di crescita nel risparmio gestito attraverso il rafforzamento dell'alleanza con Anima a cui sarà conferito BancoPosta Fondi sgr (società di gestione di Poste con 75 miliardi di masse). L'operazione, che a questo punto può essere letta in chiave difensiva, consentirà al gruppo di Caio di salire dal 10,3% al 24,9% di Anima, divenuta campione nazionale con 145 miliardi di masse gestite.