Anche i fondi italiani sbarcano in Piazza Affari

Dal 24 febbraio è stata quotata sul listino la New Millennium Sicav, costituita da Banca Finnat nel 1999, che comprende 12 fondi

Dal 24 febbraio è stata quotata sul listino la New Millennium Sicav, costituita da Banca Finnat nel 1999, che comprende 12 fondi: si tratta dell'esordio di questo segmento di Borsa Italiana che ha approvato il primo dicembre 2014 il nuovo regolamento che consente la negoziazione dei fondi comuni diversi dagli Etf. Ora, per l'avvio della quotazione dei fondi di diritto italiano, manca l'entrata in vigore del nuovo regolamento di Banca d'Italia, già pubblicato il 21 gennaio scorso, per cui si attende ancora la firma di un decreto del ministero dell'Economia: a quel punto, le società di gestione (Sgr) con fondi di diritto italiano potranno deliberare le modifiche al regolamento dei loro fondi, necessarie per la quotazione, e sottoporre a Borsa Italiana le domande di ammissione alla quotazione, mentre le Sicav estere sono escluse da questo vincolo e possono già quotarsi. Un'opportunità colta al volo, per prima, dalla New Millennium Sicav e, in scia, da Directa Sim che, dal 9 marzo, permette ai clienti che compreranno in Borsa i fondi di non pagare le commissioni di negoziazione.

Ma qual è il verobeneficio per il risparmiatore? «I costi diventeranno finalmente un elemento di confronto tra fondi di Sgr diverse, aumentando di conseguenza la trasparenza e la concorrenza. Esplicitando il costo della gestione e scorporandolo da quello della consulenza, si dà inoltre più valore alla qualità del servizio. Riteniamo quindi probabile che il costo dei fondi quot+ati risulterà mediamente inferiore a quello attualmente a disposizione della clientela retail», fa sapere Daniele Cohen, direttore generale AcomeA, l'Sgr pronta a quotare 14 fondi comuni: la società offre già una classe di fondi (A2) con un processo di sottoscrizione totalmente online, scorporata dal prezzo previsto per il servizio di consulenza e che presenta, quindi, costi di gestione dimezzati. «La quotazione dovrebbe creare uno strutturale aumento della domanda. Crediamo, quindi, che al contrario di ciò che si pensa, a beneficiarne saranno proprio coloro che danno un servizio di consulenza a valore aggiunto e apprezzato dalla clientela», aggiunge Cohen, convinto che il fondo comune sia un prodotto indicato per il risparmiatore in quanto strumento regolato e con una diversificazione del rischio unita a un servizio di gestione attiva. Ovvero un professionista che quotidianamente opera scelte per creare valore aggiunto e non si limita a replicare un indice.