Anche a Terna inizia il nuovo corso

Terna chiude il giro delle nomine «renziane» in Piazza Affari dopo Enel, Eni, Finmeccanica e Poste (quest'ultima non ancora quotate). La società che gestisce la rete elettrica ha ieri sancito il passaggio di consegne tra la gestione di Flavio Cattaneo e la nuova affidata all'ad Matteo Del Fante, pescato dall'interno della Cassa Depositi e Prestiti, che con il 29% è il suo principale azionista. Catia Bastioli sale invece alla presidenza al posto di Luigi Roth.
L'assemblea ha poi bocciato - come era già accaduto in Eni e Finmeccanica - la cosiddetta «clausola di onorabilità» degli amministratori, assegnando così il terzo «no» al Tesoro: era richiesto il quorum dei due terzi dei presenti (66,6%) ma i favorevoli si sono fermati al 60%. Si tratta della clausola , voluta dall'ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni con il governo Letta, che prevede l'ineleggibilità degli amministratori e la decadenza per giusta causa a seguito di una condanna, anche non definitiva, o una richiesta di rinvio a giudizio per una serie di reati amministrativi, fiscali o finanziari.
«Se la clausola fossa stata limitata ad esempio alla decadenza automatica in caso di condanna di primo grado, sarebbe passata facilmente», ha sottolineato il presidente di Cdp, Franco Bassanini. L'unica ad adottarla resta quindi Enel.
L'assemblea di Terna ha quindi approvato il punto all'ordine del giorno che, su richiesta del ministero dell'Economia nel «Decreto del Fare», prevede un taglio del 25% della remunerazione complessiva dell'amministratore delegato rispetto a quello applicato nel corso del mandato precedente. A ricordare il «massimo rigore» nella politica della remunerazioni era stata la stessa Cdp.
Nel suo commiato Cattaneo ha voluto ricordare «i nove anni di crescita» passati alla guida di Terna, con otto miliardi investiti nella rete, il raddoppio della capitalizzazione in Borsa e oltre tre miliardi di euro in dividendi per i soci.