Anno record per Piazza Affari. Nel 2017 chiude a +13,6%

Il listino capitalizza 644 miliardi: vale il 38% del Pil Fca maglia rosa e le banche non vanno in sofferenza

Il 2017 di Piazza Affari è stato l'anno della tecnologia, con l'indice settoriale in rialzo del 58% e delle auto (+61%), mentre hanno sofferto materie prime (-23%), petrolio e gas naturale (-10%) e telecomunicazioni (-7,4%). Le banche, grandi osservate speciali, hanno chiuso il 2017, in rialzo del 13,6%. A conquistare il podio sul listino principale, il Ftse Mib, sono stati Fca (+73%), StM (+69%) e FinecoBank (+61%), marcate strette da Ferrari e Moncler (+59%), mentre i titoli peggiori invece sono stati Saipem (-28,9%), Leonardo (-25,5%), dopo la revisione al ribasso dei target e Tenaris (-22%).

Se si allarga l'obiettivo all'intero mercato vincono gli industriali con un forte respiro internazionale mentre perdono terreno singole storie di gruppi finanziari collegate alla necessità di ristrutturazione. In top ten, infatti, ci sono numerosi gruppi industriali leader nei settori di riferimento: Landi Renzo (+353%), attiva nella produzione di impianti a gas auto gpl e metano; Gefran (+250%), azienda che opera nel settore dei componenti per l'automazione; Carraro (+192%), specializzata nei sistemi per la trasmissione di potenza, Fincantieri (+166) e Biesse (+122%), specializzata in macchine per la lavorazione del legno. In evidenza anche Juventus (+152%), Tas (+172%), Astm e Falck (+132%).

Nonostante il completamento del rafforzamento patrimoniale, Carige perde il 70% da inizio anno seguita a ruota da Creval (-67%) per cui si prospetta un aumento di capitale da 700 milioni e da Banca Intermobiliare (-67%). In deciso calo anche Trevi (-70%), Astaldi (-60%), Cti, Il Sole 24 Ore ed Esprinet (-41%) e Safilo (-39%).

La palma di Piazza Affari, considerando tutti gli indici, spetta tuttavia a Sintesi (+702%), ex Broggi, holding di partecipazioni che ha appena festeggiato l'archiviazione del concordato, mentre la maglia nera va a Netweek (-80%), ex Dmail, nonostante gli incoraggianti target recentemente presentati al 2020. A livello di volumi invece ha dominato Unicredit: il titolo di Piazza Gae Aulenti è stato il più scambiato dell'anno per un controvalore di 74 miliardi (lo scorso anno questo primato era andato a Intesa Sanpaolo con oltre 78 miliardi) e 4,5 milioni di contratti (in calo dai 5,8 milioni del 2016).

Il 2017 è stato un anno complessivamente positivo per la Borsa Milano che ha aumentato il suo peso del 23% circa rispetto a un anno fa. Le 339 società quotate (di cui 95 sull'Aim) capitalizzano infatti 644,3 miliardi (pari al 37,8% del Pil) rispetto ai 524,9 miliardi (31,8% del Pil) del 2016. Pesi massimi Enel (52,8 miliardi), Eni (50,8 miliardi), Intesa (44,4 miliardi) e Unicredit (35,5 miliardi) che oggi come un anno fa valgono da sole quasi un terzo dell'intero mercato.

L'anno si chiude con un rialzo del 13,6% del Ftse Mib che ha mantenuto il segno positivo nonostante le ultime sedute siano state piuttosto opache (ieri ha perso l'1,2% e ha chiuso a un passo dai 22mila punti) e con un balzo del 35,5% dello Star, il segmento che raccoglie le eccellenze tricolori.

Stabili gli scambi che si sono attestati in media a 2,5 miliardi giornalieri. Boom di volumi invece per l'Aim Italia (+23% nei dodici mesi) che, complice il lancio dei Pir (piani individuali di risparmio), ha registrato una crescita degli scambi del 530% (da 1,2 a 7,9 milioni) rispetto allo scorso anno. Milano infine si è confermata leader europea per quanto riguarda i contratti scambiati sull'EtfPlus (dove sono negoziati 1226 strumenti finanziari tra Etf, Etc/Etn e Oicr aperti con una media giornaliera di scambi per 385,4 milioni) sia sul Mot (1353 strumenti quotati tra titoli di stato, obbligazioni, eurobond e abs).

Nei dodici mesi appena trascorsi, secondo quanto riportato da Borsa Italiana sui dati riferiti al 22 dicembre, Palazzo Mezzanotte ha registrato ben 39 ingressi (di cui 7 ammissioni e 32 offerte sul mercato, tra cui Pirelli, la maggiore Ipo dell'anno in Europa, che hanno raccolto in tutto 5,4 miliardi) più del doppio rispetto al 2016 (19 ingressi di cui 14 Ipo) e il numero più elevato dal 2000; 14 uscite (tra cui Moleskine e Save), 18 offerte pubbliche di acquisto e 11 aumenti di capitale che hanno raccolto in tutto oltre 14 miliardi.