Aperto un dossier: sono gratis, ma per vincere si paga

Google e Apple finiscono nel mirino dell'Antitrust italiano per i giochi cosiddetti «in-app». Ossia quelli che all'inizio si giocano gratis ma che poi, per continuare, è necessario pagare. Da Candy Crush a Farm Saga molti giochi funzionano con questo sistema tanto che negli Usa, a gennaio, la Apple ha patteggiato con la Federal Trade Commission, l'antitrust americana, un rimborso di 32,5 milioni di dollari a genitori che si sono visti addebitare costi per upgrade di app e giochi su iPhone e iPad effettuati dai figli senza il loro consenso.
Ora, dopo le proteste dei consumatori, il caso arriva in Italia, anche se Apple ha già posto in vigore alcune strategie per limitare i danni al portafoglio dei genitori. La platea degli «indagati» però in questo caso si è estesa ad Amazon e Gameloft, società che produce videogiochi. Ora l'autorità dovrà verificare se questi comportamenti costituiscano pratiche commerciali scorrette: i consumatori potrebbero essere indotti a ritenere che il gioco sia del tutto gratuito e, comunque, non hanno capito gli effettivi costi dello stesso.
Sulla questione si era già acceso il faro della Commissione Ue che, appena due mesi fa, aveva convocato le industrie del settore per spingerli ad una maggiore trasparenza. Oltre il 50% del mercato Ue dei giochi online è costituito da giochi pubblicizzati come «gratuiti» e la posta in gioco è alta: in Europa l'economia delle app impiega oltre un milione di persone con un mercato da 63 miliardi nei prossimi cinque anni.
Secondo Distimo, piattaforma di analisi delle app, l'80% circa del reddito da app è ricavato da acquisti effettuati dagli utenti all'interno di un'applicazione, detti per l'appunto «acquisti in-app» con i quali i consumatori possono accedere a contenuti speciali che permettono di vincere il gioco.