Apple cattura Wall Street ma nel Belpaese è in rosso

Apple in Italia vede rosso. Il colosso di Cupertino, 41,7 miliardi di dollari di profitti realizzati nel 2012 a livello globale, nel nostro Paese ha chiuso in perdita. E non è l'unico paradosso: Apple Retail Italia, la società che possiede i 13 Apple Store del nostro Paese, nel 2012 ha praticamente raddoppiato le vendite (da 127 a 250 milioni di euro). Eppure, ha chiuso con un rosso ante imposte di 11,5 milioni, tanto da versare solo 3 milioni al fisco e andare addirittura in credito d'imposta. Ad affondare gli Apple Store sono stati i costi, la parte più consistente dei quali (196,5 milioni) riconducibili all'acquisto dalle società «sorelle» irlandesi dei prodotti Apple commercializzati in Italia. D'altronde, a Dublino il gruppo di Cupertino continua a macinare miliardi di profitti sottoposti ad aliquote fiscali irrisorie: così, in Italia, dove la mano del fisco è molto più pesante, sopporta senza troppi danni qualche perdita.
Tanto più che negli Usa, il titolo della Mela morsicata continua a correre sulle ali dell'annunciato ingresso nel capitale del raider Carl Icahn e riconquista la soglia psicologica dei 500 dollari (lontano comunque dai 700 di settembre). Icahn ha investito nel gruppo fondato da Steve Jobs 1,5 miliardi di dollari, una posizione impegnativa (ma inferiore all'1% del capitale), costruita in un mese. Sul mercato sono fiorite numerose ricostruzioni, c'è chi persino ha ipotizzato un possibile scontro sul neo ad Tim Cook, subentrato a Jobs e non particolarmente amato dal mercato che, da anni, aspetta con trepidazione una nuova linea di articoli hi tech di design in grado di sbalordire, ancora una volta, gli appassionati della Mela (l'ultima linea di prodotti, l'iPad, è stata lanciata nel 2010 e oggi si parla solo dei nuovi modelli in arrivo a settembre). Il mercato, tuttavia, non ha atteso risposte e ha iniziato a comperare a piene mani Apple, memore dei successi ottenuti dal raider: Netflix, in cui Ichan ha messo piede lo scorso ottobre, ha registrato un +300%; Herbalife, dove il finanziere è entrato a San Valentino, ha guadagnato da allora un +70%. Apple per Icahn è una scommessa vincente, soprattutto se si deciderà a mettere in atto subito il buy-back annunciato (100 miliardi in tre anni, finora la società di Cupertino ne ha spesi solo 16), o addirittura aumentarlo. D'altro canto a Cupertino le casse sono stracolme: 146 miliardi di dollari. Un buy-back di 150 miliardi, effettuato a 525 dollari ad azione, porterebbe il titolo a 625 dollari, senza tenere in considerazione la crescita degli utili.
«Se i profitti continuassero a crescere anche solo del 10%, il titolo mantenendo gli stessi multipli di oggi, dovrebbe arrivare a 700 dollari per azione», ha dichiarato il raider. Meglio ancora se poi Apple riuscisse a centrare qualche nuovo prodotto,l'iwatch ad esempio.