Arcelor in pressing su Ilva «Pronti dal primo luglio»

Di Maio: «Approfondiremo il piano ma non ho superpoteri». Corsa contro il tempo per la cassa

ArcelorMittal, il colosso franco indiano che si è assicurato la gara per l'acquisto e il rilancio dell'Ilva, è ancora in partita a Taranto. Dopo il vertice di ieri al ministero dello Sviluppo economico con il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, i destini di Taranto restano incerti, ma probabilmente la soluzione finale contemplerà i franco indiani.

I vertici di ArcelorMittal hanno ribadito a Di Maio il loro impegno per il rilancio di Ilva, dicendosi pronti ad assumere gestione e proprietà della fabbrica da rendere operativa a partire dal primo luglio. Non una data a caso, ma una deadline fondamentale poiché, con fine mese, termineranno i soldi in cassa e sarà quindi necessaria una decisione, probabilmente una proroga della gestione commissariale: si ipotizzano tre mesi in più con un sostegno di 90 milioni di risorse pubbliche.«Ho predisposto un approfondimento sul piano industriale, sul piano aziendale, sul piano ambientale», ha detto il ministro uscendo dal Mise seguito dalla delegazione di Arcelor al gran completo (il ceo indiano Lakshimi Mittal e suo figlio Aditya; Matthieu Jehl, vicepresidente di AmInvestco e l'olandese Geert Van Poelvoorde, manager del colosso siderurgico per l'Europa). «Nei prossimi giorni continueremo a approfondire questo dossier consapevoli del fatto che ci sono delle scadenze», ha aggiunto Di Maio. «Mi si chiede di risolvere in 15 giorni una questione rinviata per sei anni, noi i super poteri non li abbiamo ma ce la metteremo tutta», ha concluso.

Sul tavolo della vertenza c'è il destino dei circa 14mila addetti Ilva. Un conto che supera quota 20mila, considerando l'indotto. Insomma, una bella fetta di consenso che Di Maio non può frasi scappare. Ecco perché ogni decisione su Taranto difficilmente potrà escludere un investitore che ha messo sul piatto oltre 4 miliardi. L'improvvisa schiarita sull'Ilva farà comunque gioco a Di Maio che, a differenza del predecessore Carlo Calenda, ha dalla sua parte i sindacati. È vero, però, che il contratto di governo tra Lega e Cinquestelle contiene un impegno alla riconversione economica della fabbrica. Un piano che Di Maio può rivedere solo strappando miglioramenti all'accorso su due fronti: quello occupazionale (che farebbe felice lavoratori e sindacati) e quello ambientale (a favore dei cittadini).

Commenti

flip

Mer, 20/06/2018 - 09:58

sono per il NO! i francessi non sbarchino in Italia. si fanno un loro stabilimento davanti all' Oceano e gli possiamo cedere solo il diritto di produzione. ma non devono venire in Italia. Altrimenti il mare Jonio diventa una latrina di dominio francese.