Argentina, più aiuti dal Fmi

Il maxi-prestito cresce a 57 miliardi, ma i nodi restano

Alla fine l'Argentina ce l'ha fatta a convincere Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, a farsi prestare più soldi e più in fretta per la sua boccheggiante economia. L'accordo prevede un piano triennale di aiuti che sale a 57,1 miliardi di dollari, rispetto ai 50 miliardi originariamente previsti lo scorso maggio. La dirigenza del Fondo dovrà poi approvare in via definitiva quanto pattuito con il governo argentino.

Dopo quasi un mese di trattative condotte dal governo, l'intesa è stata annunciata proprio due giorni dopo le dimissioni a sorpresa di Luis Caputo, governatore della banca centrale argentina che aveva visioni diverse rispetto al Fondo su come affrontare la crisi. Al posto di Caputo adesso c'è Guido Sandleris, un ex dal Fmi, che ha deciso di «adottare un regime di tassi dei cambi variabili senza interventi». Come suggerito dal Fondo. A patto che la fluttuazione valutaria non esca da una forchetta compresa tra 34 e 44 peso per acquistare un dollaro. Se dovesse rompere il limite superiore, allora la banca centrale interverrebbe subito vendendo fino a 150 milioni di dollari per sostenere il valore del peso.

L'Argentina per ora può tirare un sospiro di sollievo. E vedere allontanarsi lo spettro di una riproposizione del default del 2001. Ma la strada per uscire dalla crisi è ancora lunga e tortuosa a fronte di un'economia prevista in contrazione di oltre il 2% nel 2018, con l'inflazione al 40% e con una valuta nazionale, il peso, che perde sempre più valore rispetto al dollaro: oltre il 50% dall'inizio di quest'anno. Insomma, non c'è molto da stare allegri.