Assemblea Mps a rischio «quorum»

Per votare l'aumento serve il 20% del capitale: via a una colossale «caccia al socio»

Marcello Zacché

La ripatrimonializzazione del Monte dei Paschi, necessaria per salvare la banca, è seriamente a rischio. Ma non per uno dei vari nodi su cui si interroga il mercato da tempo: non perché non si trovano gli investitori o perché non è chiaro quale piano adottare. Ma per un problema finora trascurato: il rischio che l'assemblea non possa deliberare alcunché.

Infatti, perché l'assise dei soci sia regolarmente costituita nel caso estremo della terza convocazione è richiesto il quorum di almeno un quinto del capitale. Cioè il 20 per cento. Ebbene, in queste ultime settimane, tra i temi all'attenzione del nuovo amministratore delegato Marco Morelli, ha preso vieppiù piede quello delle presenze necessarie per fare l'assemblea.

I conti sono presto fatti: nell'ultima riunione dei soci dell'aprile scorso si è registrato il 31% del capitale. Di questo, circa il 15% era costituito dal nocciolo duro di alcuni soci stabili: il ministero del Tesoro con il 4%, il la messicana Fintech con il 4,5%, i francesi di Axa con il 3,1%, la Fondazione Mps con l'1,5% e Alessandro Falciai con l'1,8. Il resto, 16%, fondi e retail.

Ora la situazione è però diversa: il «nocciolo duro», per la discesa di Fintech al 2,2%, dovrebbe arrivare un po' sopra al 12%. Quindi per arrivare al 20% senza fibrillazioni serve almeno che un 8% del capitale venga a votare in assemblea. In teoria non sembra difficile, ma in realtà il resto del mercato, rispetto a sei mesi fa, è profondamente cambiato. Ogni giorno si muovono enormi quantità di azioni (nelle ultime tre sedute si è mosso il 25% del capitale). E chi conosce bene le dinamiche delle Borse scommette che un'importante quantità di titoli Mps è ormai finita nei fondi hedge piuttosto che nelle posizioni degli arbitraggisti, magari a copertura di operazioni su derivati. Tutti soggetti che non sono normalmente interessati ad andare in assemblea né a liberare i titoli. Mentre un'altra bella fetta di capitale, ma estremamente frammentata, è nei depositi di azionisti retail. Perciò, a Siena, in questi giorni che precedono la convocazione dell'assemblea (attesa per l'ultima settimana di novembre) si sta anche organizzando la più grande «caccia al socio» che mai si è vista in Italia, attraverso sia la sollecitazione diretta, sia per delega. La macchina si è messa in moto perché il rischio che salti questo appuntamento così decisivo per una banca e per l'intero sistema, non può essere corso.

Il prossimo appuntamento fissato nell'agenda di Morelli è quello del cda convocato lunedì a Milano durante il quale l'ad scoprirà le carte del piano industriale che dovrebbe contenere almeno tremila esuberi. Il numero è in realtà destinato a salire considerando che Mps potrebbe essere costretta a riassumere 1.000 lavoratori: la Corte d'appello di Firenze ha infatti definito illegittima l'operazione di esternalizzazione dei dipendenti del Monte passati nel 2014 alla società Fruendo, costituita da Accenture (40%) e dalla società fiorentina Bassilichi (60%). Terminato il board, nella serata di lunedì, si terrà una riunione fra il vertice dell'istituto di Rocca Salimbeni e i sindacati.