ASSICURAZIONI

Vent'anni consecutivi di rendimenti annui positivi sono un ottimo ruolino di marcia. Soprattutto se in questi 20 anni ci sono stati eventi particolarmente negativi per i mercati finanziari come nel 2000 (scoppio della bolla internet ), 2001 (attacco alle Torri Gemelle), 2008 (fallimento Lehman Brothers) e 2011 (crisi del debito sovrano della zona euro). Ma è quello che possono vantare di essere riuscite a fare le gestioni separate vita.

Queste ultime sono particolari gestioni assicurative, investite prevalentemente in titoli di Stato e obbligazioni, nella quale confluiscono gli investimenti di risparmiatori che aderiscono a polizze vita ad esse collegate. Le gestioni separate sono caratterizzate da un profilo di rischio molto prudente del risparmio. La politica di gestione del portafoglio ha, infatti, l'obiettivo di massimizzare il rendimento nel medio-lungo termine, in relazione al mantenimento del potere d'acquisto del capitale investito. Per farlo impiegano i risparmi dei sottoscrittori in titoli di Stato (in media, circa il 64% del portafoglio), in obbligazioni (24%), in titoli azionari (4%), in fondi comuni (6%) e in strumenti di liquidità (2%).

Per esempio Gesav, la storica gestione separata di Generali, istituita nel 1979 e che amministra un patrimonio di oltre 34 miliardi di euro, ha il 52,2% in titoli di Stato euro, il 28,1% in obbligazioni, il 7,6% in azioni, il 9,8% in fondi comuni e il 2,3% in altri strumenti finanziari e liquidità. Posta Valore Più, invece, la gestione separata che vantava oltre 71 miliardi di patrimonio in gestione al 30 giugno scorso (+11,65% in più rispetto al patrimonio di sei mesi prima) e che nel 2014 ha reso il +4,15%, è investita al 74,4% in titoli di Stato euro, al 18,8% in obbligazioni, al 5,2% in fondi comuni e all'1,6% in liquidità. A differenza dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali, le gestioni separate distribuiscono linearmente negli anni i guadagni derivanti dai titoli in portafoglio permettendo di registrare rendimenti più lineari nel tempo dimostrando di essere un ottimo rifugio ai momenti di turbolenza di mercato, in grado di abbinare redditività con stabilità. Un altro vantaggio non indifferente è poi il fatto che le gestioni separate sono tenute contabilmente distinte dalle altre attività della compagnia, a tutela dei risparmi degli assicurati: se la compagnia assicurativa dovesse fallire, il patrimonio della gestione sarebbe salvo in quanto distinto da quello compagnia.

I risultati conseguiti da tali gestione sono annualmente certificati da una società di revisione contabile, che ne attesta la correttezza. Non solo. Una volta che il rendimento annuo è stato certificato viene acquisito definitivamente dal sottoscrittore: questo vuol dire che se in un anno il valore della polizza dovesse per esempio salire da 100 a 104 (per effetto di un rendimento annuo certificato del +4%), l'anno successivo il valore della polizza potrà solo salire da 104 e non scendere e così via negli anni successivi. Certo, per quanto lineari nel tempo, i rendimenti delle gestioni separate stanno scendendo seguendo la tendenza al ribasso dei tassi di interesse del mercato obbligazionario euro. Tuttavia, pur immaginando che l'attuale scenario dei tassi di interesse della zona euro prosegua per alcuni anni, secondo gli esperti, per almeno i prossimi due o tre anni queste polizze dovrebbero comunque riuscire a offrire rendimenti annui superiori ai tre punti percentuali in virtù dei titoli di Stato e delle obbligazioni bancarie che hanno in portafoglio e che hanno acquistato negli anni precedenti quando i rendimenti erano più generosi.

Le gestioni separate sono peraltro collegate a molti contratti di tipo unit linked e consentono quindi di allestire un mix di portafoglio, composto da una componete prudente (gestione separata) e una più dinamica (linee assicurative più aggressive), modellato sulle esigenze del risparmiatore. Per tutte queste caratteristiche, le gestioni separate sono consigliate ad un investitore che predilige una bassa volatilità e rendimenti stabili durante tutta la vita del proprio contratto in linea con l'attuale contesto economico, caratterizzato in particolare da una significativa riduzione dei tassi di interesse dei titoli governativi.