Assocalzaturifici: l'export cresce del 5% a inizio 2017

Segnali di recupero nei primi tre mesi dell'anno. Annarita Pilotti: "Cauto ottimismo ma la ripresa ancora non c'è". Ribadita la contrarietà alle sanzioni contro la Russia. E sull'etichetta "made in" bloccata a livello europeo, il sottosegretario Scalfarotto annuncia: "Pronta una soluzione alternativa per tutelare il made in Italy". A the Micam 2017 tornano i big del fashion moda

Parlare di ripresa è prematuro, ma i segnali di un’inversione di tendenza anzi, di “recupero” per il settore calzaturiero made in Italy ci sono e si sono manifestati nei primi tre mesi del 2017 con l’export che ha fatto da traino alla produzione. Inversione di tendenza “fotografata” nel corso dell’assemblea annuale di Assocalzaturifici dedicata a Smart Factory – l’Italia manifatturiera in corsa per lo sviluppo dell’industria 4.0, che si è tenuta alla Liuc Università Cattaneo di Castellanza (Varese) presenti con il presidente di Assocalzaturifici Annarita Pilotti, il sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto, il presidente dell’Università Michele Graglia, il magnifico rettore Federico Visconti.

“Apriamo il 2017 all’insegna della stabilità e di un cauto ottimismo - ha adetto Annarita Pilotti - perché a sostenere il settore ancora una volta sono le esportazioni, che nel singolo mese di marzo hanno registrato crescite significative del 13% rispetto allo stessoo mese dello scorso anno, totalizzando incrementi vicini al 5% in valore e al 2% in quantità nell’intero trimestre di avvio dell’anno. Sono risultati che riportano i volumi sui livelli - non esaltanti -di due anni fa ma che permettono di raggiungere un nuovo record in termini di valore”. Segnali da non sottovalutare, dunque, se si tiene conto che il 2016 è stato un anno “interlocutorio” per le nostre imprese calzaturiere, uno dei "pilastri della moda italiana" che dà lavoro a oltre 76mila addetti con più di 4.800 aziende che producono 187,6 milioni di paia di scarpe.

“Il 2016 ha registrato risultati poco premianti che confermano la situazione complessa e il clima incerto - ha sottolineato il presidente Pilotti -. La domanda interna è rimasta al palo, dopo otto anni di contrazioni. Malgrado ciò il settore è riuscito a limitare la flessione dei livelli produttivi (-1,9% in volume), a consolidare le vendite estero (8,9 miliardi di euro, +2,6%) e l’attivo del saldo commerciale (+1,3%), a cessare il calo degli ordinativi nell’area Csi, registrando un incremento del 13% in volume: recupero che segna un’inversione di tendenza ma che è ancora al di sotto di circa il 40% in quantità e il 50% in valore rispetto ai livelli del 2013”. E Annarita Pilotti ha ricordato ancora una volta la contrarietà dell’associazione verso le sanzioni introdotte dall’Unione Europea e rinnovate per altri sei mesi nei confronti della Russia. “Un provvedimento scellerato che penalizza il made in Italy e sta mettendo in crisi i rapporti commerciali con Mosca, rendendo ancora più complessa una situazione già precaria per difficoltà congiunturali e finanziarie dell’area oltre che per le tensioni geopolitiche”.

Temi caldi. quelli sviluppati durante l’assemblea, a cominciare dalla richiesta di riportare la manifattura italiana al centro del dibattito istituzionale del Paese con l’introduzione di strumenti di politica industriale efficaci: dalla difesa della qualità e unicità del made in Italy, all’accesso ai mercati internazionali attraverso accordi di libero scambio. Ma la priorità resta il made in che tuteli l’eccellenza della manifattura italiana e il diritto dei consumatori europei a conoscere ciò che acquistano attraverso l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria. Nodo che la Ue non ha ancora sciolto e sul quale Assocalzaturifici sta dando battaglia con determinazione tanto che lo scorso hanno ha attivato un desk all’interno della delegazione di Confindustria a Bruxelles per fare pressing sui tavoli europei. “Senza una politica industriale che sostenga il comparto non so per quanto tempo la filiera potrà ancora resistere – ha ammonito la Pilotti -. L’Italia rappresenta più di un terzo della produzione europea di calzature in volume e oltre la metà in valore, è la piattaforma manifatturiera di tutti i più grandi nomi della moda mondiale, ma questa grande storia di successo del made in Italy alle condizioni di competitività attuali rischia contraccolpi seri”.

Altro fronte caldo è il riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina da parte dell’Unione Europea. Assocalzaturifici, in linea con la posizione di Confindustria, è profondamente contraria. Se passasse “annullerebbe di fatto la competitività delle industrie manifatturiere italiane”. Il Parlamento europeo nei giorni scorsi ha scongiurato questo rischio approvando una serie di emendamenti che rafforzano le difese commerciali contro la concorrenza sleale dei Paesi terzi, in particolare della Cina. Il testo definitivo della proposta passerà al voto in plenaria a luglio, l’auspicio è che Consiglio europeo e Commissione non limitino questi miglioramenti.

Assocalzaturifici guarda poi con attenzione ai trattati di libero scambio. Primo fra tutti il Ttip che eliminerebbe gli ostacoli commerciali con gli Stati Uniti a cui l’associazione è “assolutamente favorevole” e auspica che si torni a più presto a negoziare a livello di Commissione europea. E all’accordo raggiunto con il Canada: con l’introduzione del Ceta si eliminerebbero i dazi all’esportazione, attualmente al 18%.

Sul tema del made in, il sottosegretario Ivan Scalfarotto ha annunciato che il governo sta lavorando a una soluzione “domestica” visto che l’iter europeo è bloccato dalla “perfetta divisione fra Paesi favorevoli e Paesi contrari”. Ma questa soluzione può andare avanti solo se tutti settori produttivi, che hanno esigenze diverse, sono compatti”. Scalfarotto ha anche spiegato come sia importante andare avanti con gli accordi bilaterali di libero scambio citando come esempio positivo quello con la Corea del Sud che ha prodotto un incremento del 50% dell’export. E ha ricordato i negoziati in corso con il Giappone e America Latina riuniti nel Mercosur, in particolare per l’interesse di Argentina e Brasile.

Si guarda dunque con sempre maggior attenzione all’estero e all’ internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Il piano straordinario triennale per il potenziamento dei grandi eventi fieristici ha rappresentatoè stato un punto di svolta importante nella strategia di promozione e rilancio del made in Italy e si chiede che sia garantito il supporto anche nelle aree strategiche per l’export calzaturiero – Russia, Stati Uniti, Far East – con una regia coordinata anche con gli altri soggetti del fashion a livello nazionale. Volontà espressa con la presentazione di Confindustria Moda, la nuova federazione della moda, tessile e accessorio che rappresenta oltre 67mila imprese, eccellenza della manifattura italiana, che generano un fatturato superiore a 88miliardi di euro e danno impiego a più di 580mila lavoratori.

Confindustria Moda ha l’obbiettivo di coordinare sfilate, eventi e fiere facendo “sistema” a Milano, capitale per eccellenza della moda, e all’estero. Infatti la prossima the Micam, la manifestazione internazionale della calzatura in programma dal 17 al 20 settembre a Fiera Milano, per la prima volta, avrà l’ultimo giorno la sovrapposizione con la Milano Fashion Week e le aziende più prestigiose della moda e della calzatura si presenteranno nuovamente tutte unite a the Micam a sostegno del made in Italy. Confermata infatti la presenza dei big Fendi, Salvatore Ferragamo, Gucci, Prada e Tod’s, a cui si aggiungono nuovi ed importanti adesioni come Giorgio Armani, Jimmy Choo, Sergio Rossi ed Ermenegildo Zegna.

L’Assemblea annuale dei calzaturieri, infine, ha rappresentato l’ occasione per annunciare il nuovo progetto di charity di Assocalzaturifici Anche con i piedi si può dare una mano (www.unamanoconipiedi.org). L’iniziativa nasce dalla collaborazione con Humana, organizzazione umanitaria laica e indipendente presente in 43 Paesi di Africa, Asia, Europa, America. L’obiettivo è quello di raccogliere le calzature non più adatte alla vendita e donarle alle consorelle di Humana in Africa. La onlus riconoscerà ad Assocalzaturifici un valore economico delle scarpe donate e l’importo si concretizzerà in aiuto ai bambini del Malawi per contrastare l’abbandono scolastico.