Assolte tutte le banche per la truffa dei derivati al Comune di Milano

Ubs, Deutsche bank, Jp Morgan e Depfa Bank, che dal 2005 hanno venduto «prodotti derivati» al Comune di Milano, non hanno commesso alcuna truffa contro l'Amministrazione. «Il fatto non sussiste», ha deciso ieri la Corte d'Appello, pronunciando un'assoluzione piena che fa già discutere sia perché ribalta la condanna infiltta in primo grado (un milione di multa e altri 89 confiscati) sia perché interessa uno dei prodotti più contestati (e meno compresi) delle Borse: i derivati. Ossia gli «scudi» (declinati dal punto di vista tecnico in swap, future, opzioni e forward) che - se ben congegnati, correttamente venduti e sapientemente utilizzati - permettono a un soggetto pubblico o privato di proteggersi contro un predeterminato «rischio», per esempio legato ai tassi di interesse, alle valute o ai prezzi delle materie prime. In fondo, un po' quello che promettono in modo più basilare le polizze assicurative.
Insieme ai quattro gruppi creditizi internazionali, fino a ieri accusati di truffa aggravata e di aver violato la legge sulla responsabilità amministrativa degli Enti, sono stati assolti i loro nove funzionari, prima condannati a un milione di multa a testa e a una reclusione (sospesa) che oscillava da sei a otto mesi e mezzo. Tra i manager figura anche Gaetano Bassolino, figlio di Antonio, ex governatore della Campania con i colori del Pd. E in parallelo è caduta la maxi-confisca. A rendere ancora più intricata la querelle c'è il fatto che le banche avevano già chinato il capo davanti a Palazzo Marino, firmando una transazione che ha portato nelle casse dell'Ente 455 milioni (di cui 40 subito e il resto spalmato in vent'anni). Accordo extragiudizionale che ieri l'attuale sindaco, Giuliano Pisapia, ha avuto buon gioco a difendere, visto che il denaro pattuito rimarrà nelle disponibilità del Comune.
Nel caso specifico di Milano si tratta di un bond trentennale da 1,68 miliardi, sul quale le giunte Albertini e Moratti avevano «appiccicato» dei derivati per domare i tassi di interesse. Di future e swap hanno comunque i bilanci più o meno «farciti» sia la gran parte della Pubblica amministrazione sia delle imprese italiane.
Grande interesse circonda, quindi, le motivazioni della sentenza, che saranno diffuse soltanto tra 90 giorni. Anche perché questi tipi di contratti hanno sovente un'architettura molto complessa per gli occhi meno esperti. Per esempio, la Regione Calabria ha fatto pace con i giapponesi di Nomura in cambio di 24 milioni, sempre frutto di un accordo transattivo sui derivati.
Tradiva un certo stupore, peraltro, anche la stessa reazione dei legali della difesa, rapidi a esprimere «soddisfazione» per la decisione adottata dalla Corte d'Appello, così come gli istituti di credito che da sempre rimarcavano la correttezza del loro operato.
«In una materia così nuova e complessa è più che legittima la diversità di opinione. Non è un'opinione, però - ha precisato il procuratore aggiunto Alfredo Robledo - che, esclusivamente, a causa del processo le banche abbiano versato al Comune di Milano 455 milioni».

Commenti

roberto78

Sab, 08/03/2014 - 10:14

Spettacolare articolo che non riporta la considerazione più ovvia: non ci fu imbroglio delle banche ma solo grande stupidità e ignoranza di Albertini e della Moratti.... Che però non ripagheranno mai il danno enorme causato (.... Tranquilli... Lo pagherò io con le mie tasse locali...)