Assosomm: contro il caporalato bisogna coinvolgere l'intera filiera

Per tutelare i lavoratori del settore agricolo è necessario coinvolgere l'intera filiera. Con un ricco piano d'azione Rosario Rasizza, Presidente di Assosomm e A.D. di Openjobmetis, scende in campo contro la piaga del caporalato

Per Assosomm la soluzione al problema del caporalato è a portata di mano e abbraccia tutta la filiera della produzione agroalimentare. In difesa di uno dei settori strategici dell’economia italiana è già pronto un ventaglio di provvedimenti a tutela dei lavoratori.

A parlarne è Rosario Rasizza, presidente dell’Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro e A.D. di Openjobmetis; il piano d’azione è chiaro così come il cambiamento che vi è alla base. Ecco cosa è necessario: "Ragionare per filiera, coinvolgendo sia gli operatori nel settore agricolo, sia le aziende della distribuzione chiamate a contribuire alla creazione di un mercato dove - spiega Rasizza - il regime di concorrenza non venga falsato dalla violazione delle norme basilari poste a tutela del lavoratore"​.

Per concretizzare il proprio impegno contro il fenomeno del sommerso, Assosomm ha elaborato una proposta che comprende la progettazione di campagne di comunicazione finalizzate alla sensibilizzazione dei lavoratori per una maggiore consapevolezza del sistema normativo. L’inserimento di vincoli preventivi, inoltre, permetterebbe di agire efficacemente a priori a tutela dei lavoratori e senza fare affidamento esclusivamente all’inasprimento delle pene a danno già compiuto.

Come già anticipato, per tutelare i lavoratori del settore agricolo è altresì importante il coinvolgimento totale della filiera del prodotto, comprese le aziende di distribuzione. Nell’ottica della trasformazione, una maggiore responsabilizzazione dei soggetti coinvolti agirebbe secondo Assosomm non solo sulla correttezza della loro intermediazione ma, di riflesso, anche alla difesa del made in Italy.

Il cambiamento non sarebbe funzionale solo per i lavoratori ma anche per chi acquista: la creazione di un bollino di qualità, apposto sui prodotti alimentari, aiuterebbe infatti a fornire un’ulteriore garanzia ai consumatori di una produzione nel rispetto delle leggi vigenti. Alla lotta al caporalato si aggiunge la tracciabilità dei trasporti con un registro dei trasportatori istituito presso la Prefettura o la Direzione territoriale del lavoro, congiuntamente all’obbligo di comunicazione del numero di lavoratori trasportati e della loro destinazione.

A quanto espresso da Rasizza si aggiungono anche le statistiche presentate da Paolo Pennesi, direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, in occasione del convegno dello scorso aprile “Caporalato, appalti e somministrazione”. Gli ultimi dati rivelano oltre 200mila controlli annuali nel settore agricolo per un totale di 1,5 milioni di imprese con dipendenti. Dal 2015 al 2014, ha aggiunto Pennesi, le ipotesi di violazione sono aumentate del 16%, passando da 8.320 a 9.620; la situazione è peggiorata nel 2016 che, con 13.416 casi, ha riportato un incremento che sfiora il 40% rispetto all’anno precedente.

Guidata dall’amministratore delegato Rasizza, Openjobmetis ha già dato il via alla selezione di oltre 500 lavoratori nel settore agroalimentare. Le regioni interessate sono Veneto, Emilia Romagna, Abruzzo e Sicilia e differenti sono le mansioni richieste.

Solo nella provincia di Parma, si ricercano oltre 150 persone da impiegare nella aziende locali che si occupano di trasformazione dei pomodori come carrellista uso radiofrequenza. I candidati, con titolo di licenza media e disponibilità a lavorare su turnazione festivi compresi, sosterranno un corso di formazione di 80 ore e potranno essere assunti dalle aziende dopo l'esame finale.

Commenti

Beaufou

Mar, 30/05/2017 - 17:02

Macché filiere e bollini. Si sbattano in galera i caporali, c'è modo di individuarli e controllarli. In altre parole, lo Stato faccia rispettare la legge, e il caporalato sparirà. Ma evidentemente qualche complicità col caporalato c'è ancora, nello Stato: e allora di che ci lamentiamo?