Atene non molla, ma ormai il tempo sta per scadere

Varoufakis rimanda a giugno la discussione su pensioni e Iva Entro il 12 maggio va staccato al Fmi un assegno da 950 milioni

Con ogni probabilità, l'interminabile tiramolla tra la Grecia e i suoi creditori è destinato a continuare. Da ieri, e fino a domenica, il Brussels Group è chiuso in conclave per verificare se, sulla base della lista delle riforme presentate da Atene, vi siano le condizioni per raggiungere un accordo il 9 maggio, per poi sbloccare, due giorni dopo all'Eurogruppo, la tranche di aiuti da 7,2 miliardi di euro. Impresa difficile, se non proprio impossibile, mentre il cronometro sta arrivando a fine corsa: tra il 6 e il 12 maggio, i greci devono rimborsare al Fondo monetario internazionale 950 milioni. I soldi, da mesi, scarseggiano. E dopo il pagamento della rata da 450 milioni in aprile, sempre al Fmi, il governo guidato da Alexis Tsipras sta raschiando il fondo del barile. Un'ulteriore conferma che le casse sono ormai vuote è arrivata dal pagamento in extremis, nella serata di martedì, delle pensioni. Sperare nella raccolta delle tasse? Meglio evitare: questo mese le entrate fiscali sono crollate di 400 milioni. Quanta liquidità è rimasta ai greci? Nessuno lo sa. Neppure l'Fmi: «Non siamo stati capaci di avere accesso alle informazioni per fare quella valutazione», ha ammesso l'istituto di Washington.

È evidente lo stretto riserbo mantenuto dal governo Tsipras su una materia così delicata. Ciò introduce, tuttavia, l'ennesimo elemento di incertezza sulle reali condizioni finanziarie del Paese mediterraneo. Ma per quanto precaria, la situazione non sembra indurre Yanis Varoufakis a scendere a più miti compromessi. Sarà anche vero che il premier Tsipras lo ha semi-commissariato, ma l'imprevedibile ministro delle Finanze si comporta come sempre. Lui, in fondo, è il primo direttore d'orchestra del tiramolla negoziale. Ieri, ha dapprima fatto balenare la prospettiva di un «accordo a giorni», per poi mettere i soliti paletti indigesti a Ue, Bce e Fmi. «La Grecia non discuterà di tagli alle pensioni o aumenti dell'Iva nell'immediato», ha detto Varou. Che punta a mettere mano a un'eventuale riforma del sistema previdenziale in giugno, ma solo se sarà trovato con i creditori internazionali «un accordo più ampio». Ovvero, un'intesa sulla ristrutturazione del debito, magari legando i rimborsi all'andamento dell'economia. Insomma: par di capire che Atene non è disposta a cancellare le cosiddette «linee rosse», cioè i capitoli di spesa intoccabili. Secondo il quotidiano Kathimerini , le nuove proposte del governo puntano a nuove entrate per 1,3 miliardi e includono un aumento delle tasse per i redditi più elevati, la vendita di licenze televisive e una lotta più decisa al mercato nero. Secondo un altro giornale ellenico, Ta Nea , sono inoltre in arrivo imposte che colpiranno l'industria del turismo, dagli alberghi ai ristoranti di lusso. Alcune concessioni rispetto al programma di Syriza sono state fatte sulle privatizzazioni: si va verso la cessione del 51% del porto del Pireo invece del blocco. Misure, comunque, che l'ex Troika giudicherà ancora insufficienti se non saranno toccate pensioni e mercato del lavoro.