Atene provoca e riassume 4mila statali

Per calmare i mercati, l'ex Troika punta a un pre-accordo nel vertice di lunedì. Ma lo spread sale a 135 punti

A una manciata di giorni dal vertice dell'Eurogruppo, il governo Tsipras dà prova di non essere tanto accomodante su quelli che erano stati i cavalli di battaglia elettorali. Così, quasi con un atto di sfida nei confronti dei creditori, dal parlamento è arrivato ieri il via libera alla riassunzione di 4mila statali, “caduti“ due anni fa sotto il fuoco dell'austerity. Atene a muso duro mentre, sull'altro versante, Ue, Bce e Fondo monetario provano a serrare le fila, nel tentativo di offrire ai mercati un'immagine meno sfilacciata. Di raggiungere un accordo lunedì prossimo, ovviamente, non se parla: dopo il bagno di sangue di martedì scorso, l'atteggiamento di ieri delle Borse è stato infatti quello di chi non firma cambiali in bianco (+0,37% Milano dopo una seduta in altalena), mentre le tensioni più evidenti riguardano gli spread, con quello tra Btp e Bund che si è arrampicato fino a 135 punti trascinando poco sotto la soglia del 2% il decennale. Si tratta, grosso modo, del tasso che il Tesoro pagava in gennaio, cioè due mesi prima del lancio del quantitative easing da parte della Bce.

Non è un buon segno. Anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che ieri ha incontrato a Roma il suo omologo greco Yanis Varoufakis, non mette direttamente in correlazione il surriscaldamento dello spread con le incertezze sulla Grecia. «Lo spread è andato su - ha spiegato - ma anche il rendimento dei titoli tedeschi e spagnoli è andato su e potrebbe essere una notizia positiva perchè i mercati si aspettano più crescita». Di sicuro, il rialzo procura qualche grattacapo al Tesoro, nel momento in cui va trovata copertura per l'adeguamento delle pensioni. Ben più pressanti sono però i problemi di Atene. Il governo ha ieri evitato il primo scoglio di maggio, saldando al Fondo monetario internazionale 200 milioni. Ma già la prossima settimana ne dovrà versare, sempre al Fmi, altri 750.

Nonostante le casse vuote e la totale dipendenza delle banche dalla Bce (ieri è stato alzato di altri due miliardi, a 79 miliardi, il tetto della liquidità d'emergenza), un plotone di dipendenti pubblici verrà riassunto. Un reintegro collettivo che certo non avrà fatto piacere all'ala più dura dei creditori. Ieri, comunque, dopo la notizia delle divisioni tra Bruxelles e Fmi su debito ellenico e riforme, in una dichiarazione congiunta, Ue, Bce e Fondo hanno detto di stare lavorando «per concreti progressi» all'accordo con Atene. L'intenzione è quella di arrivare al vertice dell'Eurogruppo con carte sufficienti per poter stilare una dichiarazione comune, un atto con cui si cerca di pilotare l'aspettativa dei mercati in una direzione precisa. Mercati, peraltro, che devono tener d'occhio anche l'America dopo il deficit commerciale record che rischia di compromettere la crescita. La Fed dovrò stare molto attenta con i tassi, nonostante Janet Yellen abbia spiegato ieri che «i rischi alla stabilità finanziaria sono moderati. Non vediamo segnali di bolle, anche se le azioni sono piuttosto alte».

Tornando alla Grecia, ieri Varoufakis si è detto «fiducioso» sull'esito del summit di lunedì prossimo. Un ottimismo condiviso anche da alcune fonti, secondo cui un primo accordo sarebbe già stato raggiunto sulla riforma dell'Iva e del settore dell'energia e sulle privatizzazioni. Il problema, però, è che non vi è alcun avvicinamento sulle questioni più spinose, come il restyling delle pensioni e del mercato del lavoro. E se questi nodi non vengono sciolti, non c'è possibilità d'intesa.