Il Tfr in busta paga? Ecco quanto peserà

L'entità dell'aumento sarà influenzato dalla percentuale che le aziende decideranno di erogare. Resta l'incognita pensioni

Anche la Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha dato il proprio contributo al dibattito scatenato dalla recente proposta del governo per anticipare il Tfr in busta paga. Se l'iniziativa dovesse andare in porto i lavoratori si troveranno un aumento in busta paga che andrà dai 40 agli 82 euro al mese. La proposta andrebbe a riguardare esclusivamente i lavoratori del settore privato, 12 milioni di lavoratori, escludendo il settore pubblico.

Nel privato vengono erogate ogni anno 315 miliardi di retribuzioni contro i 115 miliardi del settore pubblico. Un totale di oltre 430 miliardi annui. L'importo del Tfr dipenderà dalla percentuale che se ne vorrà erogare. "Nelle buste paga dei lavoratori andrebbero circa 40 euro al mese (in caso di Tfr erogato al 50%), circa 62 euro al mese (in caso di Tfr erogato al 75%) e circa 82 euro al mese (in caso di Tfr erogato al 100%). Se si decidesse di mantenere l'odierna agevolazione fiscale, l'ammontare mensile varierebbe di circa 5 euro in eccesso" secondo i consulenti del lavoro.

Quello che non convince gli esperti è l'incognita pensioni. La novità potrebbe avere un effetto devastante sul sistema pensionistico, se non verrà preparata una contromisura adeguata, che al momento latita. "In passato, in caso di Tfr anticipato mensilmente in busta paga dai datori di lavoro - ricorda la Fondazione studi nel parere - i giudici del lavoro avevano stabilito un cambiamento della natura della retribuzione, che diventava così ordinaria e non speciale. Di conseguenza, le imprese sono tenute a pagare i contributi corrispettivi e i lavoratori le imposte con un tasso ordinario e non più agevolato. Per conservare, dunque, l'agevolazione fiscale e contributiva, bisogna necessariamente prevedere un'adeguata copertura finanziaria. Se adesso si scegliesse di anticipare - rimarca - la somma o parte di essa in busta paga, si creerebbe un danno al sistema pensionistico direttamente proporzionale al numero degli anni per cui viene percepito l'anticipo".