Auto, l'Europa si concede lo sconto sulle emissioni

La Germania si impone. Il taglio della CO2 cala dal 40 al 35% (2030) e dal 20 al 15% (2025)

Dal 40% al 35%, nel 2030, e dal 20% al 15%, nel 2025: ci sono volute 14 ore di negoziato tra i ministri Ue dell'Ambiente per concordare i nuovi obiettivi sulle emissioni di CO2 da parte di auto e furgoni. L'accordo raggiunto riduce i rispettivi target proposti invece dal Parlamento Ue: 40% e 20%. Ora parte la discussione tra Stati e legislatori europei sui tagli da applicare al 2030; una decisione sarà presa entro l'anno. A passare, l'altra notte, è stata la linea tedesca appoggiata dai Paesi dell'Est.

A favore del 40% si sono espressi il ministro italiano Sergio Costa, Svezia, Danimarca, Olanda e Lussemburgo, il cui segretario di Stato, Claude Turmes, si è scagliato contro Berlino: «L'industria tedesca porta la politica ambientale contro un muro». Alcuni tra questi Paesi tifano per una riduzione ancora più pesante, fino al 50%.

E poi c'è la richiesta del Parlamento affinché il 35% delle auto nuove vendute dal 2030 siano elettriche o ibride, obiettivo da applicare alle flotte dei costruttori nel loro insieme: i modelli ad alte emissioni dovrebbero essere compensati con le vendite di veicoli a basse emissioni o a emissioni zero.

Da parte sua l'Acea, la lobby europea dell'auto, continua a lanciare messaggi di allarme in quanto, costringendo l'industria a cambiare troppo rapidamente, ci saranno perdite di posti di lavoro. «È importante porre target compatibili con la gestione della transizione voluta senza provocare falle nella filiera - commenta Gianmarco Giorda, direttore di Anfia (filiera italiana automotive) -; reputiamo, però, molto rischioso per il settore il target intermedio al 2025, anche se abbassato al 15%. A partire dal 2021, infatti, scattano i 95 grammi per km di emissioni di CO2, un limite già molto ambizioso e impegnativo, anche alla luce della guerra incondizionata al diesel, il cui contributo è centrale per il taglio della CO2, vista la mancanza di compensazione di vetture ibride e soprattutto elettriche i cui volumi restano ancora bassi».

È curioso anche notare come, a Bruxelles, le due forze di governo in Italia, Lega e M5s sul tema abbiano posizioni opposte (tra i grillini, però, ci sarebbe chi la pensa diversamente, ma deve cucirsi la bocca). La pentastellata Eleonora Evi, per esempio, oltre a sostenere che il settore «sul green investe di più in Cina che in Europa», aggiunge che «i cittadini e le imprese denunciano una penuria di modelli puliti sul mercato». In entrambi i casi, l'eurodeputata farebbe bene a informarsi meglio: di modelli puliti ce ne sono, e quando parla di penuria, è meglio guardare alla carenza delle infrastrutture e di norme comuni per una reale diffusione della mobilità elettrificata. E poi c'è Danilo Oscar Lancini (Lega) che in una lettera al ministro Costa, sottolinea come occorra «guardare ai prossimi 10-15 anni fissando obbiettivi realistici, e garantendo misure legislative che aprano la strada al maggior numero di soluzioni possibili per garantire un'inversione rapida del trend di aumento delle emissioni di gas a effetto serra».