Auto, Peugeot si arrende e chiude la sua «Mirafiori»

Il drammatico quesito su chi, tra le case automobilistiche chiuderà per prima in Europa, ha da ieri una risposta: è il gruppo Psa Peugeot Citroën. Resta sotto osservazione la Fiat (i prossimi mesi saranno decisivi, visto che il mercato non ha alcuna intenzione di invertire la marcia), mentre la General Motors, che ha firmato recentemente una partnership con Psa, ha perso ieri il suo amministratore delegato europeo nonché capo di Opel: quel Karl-Peter Stracke che solo poche settimane fa, presentando il piano di crescita dell'azienda, aveva categoricamente escluso la perdita di posti di lavoro proprio alla luce dell'alleanza con i francesi. Ieri le improvvise dimissioni del 56enne manager tedesco al quale sarebbero stati riservati altri incarichi nel gruppo. Al suo posto il vicepresidente Steve Girsky.
Il vero terremoto, comunque, ha riguardato la Francia con l'annuncio della chiusura, nell'aria da settimane, della storica fabbrica Psa di Aulnay, alla periferia di Parigi, una sorta di Mirafiori all'ombra della torre Eiffel. Il gruppo Peugeot-Citroën, che nonostante le numerose novità denuncia un forte calo delle vendite sul mercato domestico, in Italia, Spagna e a anche Brasile, ridurrà l'organico e metterà i sigilli, entro il 2014, allo stabilimento. Il taglio in Francia sarà di complessivi 8mila posti di lavoro. «Il nostro gruppo - come ha spiegato il presidente Philippe Varin, i cui rapporti con la famiglia Peugeot non sarebbero più idilliaci - - è stato messo alle strette dall'aggravarsi della crisi del mercato in Europa, dove vendiamo il 60% delle nostre auto».
È da 20 anni che in Francia non veniva chiuso un impianto; l'ultimo è stato quello di Renault, a Billacourt. Nel primo semestre del 2012 il gruppo Psa ha perso 700 milioni di euro, con un consumo di liquidità pari a 200 milioni al mese. A subire le conseguenze della situazione di crisi sono i 3mila dipendenti della fabbrica di Aulnay-sous-Bois. La produzione della piccola Citroën C3 sarà trasferita a Poissy, poco distante, mentre almeno la metà dell'organico dovrebbe essere ricollocato. Già si è fatta avanti la Sncf, la società che gestisce le ferrovie francesi. «Nessun impiegato sarà lasciato per strada», la promessa di Varin. Ma nuovi tagli sono previsti anche a Rennes, dove si fabbricano le berline di alta gamma: saranno ridotti 1.400 posti su 5.600. Infine, circa 3.600 esuberi sono stati individuati nei servizi non collegati all'attività produttiva.
L'Eliseo, da parte sua, ha annunciato per il 25 di questo mese un piano di sostegno al settore automobilistico, mentre il presidente François Hollande ha chiesto al premier Jean-Marc Ayrault e al ministro del Rilancio produttivo, Arnaud Montebourg, «di fare il possibile per limitare le conseguenze sociali». Lo shock ha pesato anche in Borsa, con i titoli del gruppo che hanno perso il 2,74%, scendendo al minimo storico. In allarme è anche Bruxelles. Il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, parla di un piano d'azione per far fronte ai problemi di sovraccapacità in Italia e in Francia.

Commenti

killkoms

Ven, 13/07/2012 - 20:13

ditelo al compagno landini!