Auto, in sei mesi -10,3% Bene Fiat ma solo in Brasile

Sono arrivati a 39, come ricorda il Centro studi Promotor, i cali mensili delle immatricolazioni di auto. «Si è tornati - commenta il presidente Gian Primo Quagliano - ai livelli degli anni '70 e la stima per il 2013 è cupa: un milione 260mila immatricolazioni, cioè -49,5% rispetto al periodo pre-crisi, il 2007. È in vista una contrazione con pochi riscontri in altri comparti dell'economia reale».
È vero che in giugno la caduta ha rallentato (-5,51%), «ma ciò non toglie - aggiunge Quagliano - che il livello della domanda scivoli sempre più in basso e che sia difficile prevedere quando sarà toccato il fondo». Intanto il clima di fiducia tra gli operatori del settore, sottolinea il Csp, è bassissimo: «Il mese scorso ha fatto registrare un calo di tre punti sul livello già molto depresso di maggio».
Al giro di boa, dunque, la situazione continua a mostrare un dato negativo a due cifre: -10,3%. In questo scenario, il gruppo Fiat segna -15,24% in giugno. In flessione tutti i marchi: Alfa Romeo passa da 3.871 auto a 2.812. Chrysler da 508 a 473, Fiat da 27.909 a 25.503 auto e Lancia da 7.240 a 4.716. Pesante il dato sulla quota mercato del Lingotto: scende al 27,46% contro il 30,61% di giugno 2012. «Sui risultati - precisa una nota del gruppo - ha pesato ancora la mancata fornitura di componenti per alcuni modelli: sono state oltre 2mila le vetture vendute che non è stato possibile consegnare ai clienti». Nei 6 mesi, comunque, le immatricolazioni del gruppo italiano sono state l'11,47% in meno, mentre la quota mercato è arretrata dello 0,38% al 29,23%. Fiat fa comunque notare come, « negli ultimi tre giorni del mese le vendite sono state influenzate da un anomalo incremento dei canali onerosi (noleggio a breve termine e “km 0”) da parte della concorrenza», strategia che il Lingotto «ha deciso di non seguire». Per la casa automobilistica torinese va molto meglio in Brasile, dove i primi 6 mesi «hanno rappresentato il miglior semestre della storia in 36 anni di presenza nel Paese». Tra gennaio a giugno, il marchio italiano è cresciuto del 5,1%, più del mercato (+4,7%).
I commenti degli operatori del settore, vedono Roberto Vavassori (Anfia) lanciare l'allarme sicurezza: «Il prolungato stallo della domanda alimenta l'invecchiamento del parco». Massimo Nordio (Unrae) prende in mano la calcolatrice e afferma che «in 6 mesi lo Stato ha perso 270 milioni di Iva e 1,6 miliardi di fatturato». E Filippo Pavan Bernacchi (Federauto) si chiede fino a quando il settore «continuerà a garantire entrate fiscali per una quota del 16,6% del Pil».