Autogrill punta sul dollaro e cresce ancora negli aeroporti americani

Paolo Stefanato

Sempre più aeroporti e meno autostrade nel business di Autogrill: grazie ai ritmi di crescita sostenuti del trasporto aereo e al rafforzamento del dollaro, continua l'espansione negli scali del Nord America, dove è il primo gestore di ristorazione tramite la controllata HmsHost; quest'ultima, da sola, rappresenta oltre il 50% dei ricavi del gruppo italiano guidato da Gianmario Tondato Da Ruos. Ieri il perfezionamento dell'acquisizione da Cms, annunciata in giugno, di 16 punti vendita negli aeroporti di Los Angeles e di Las Vegas, pagati 36,8 milioni e che portano 50 milioni di dollari di ricavi aggiuntivi all'anno.

Nel 2016 è stata intensa l'attività di espansione (o di rinnovo di contratti) negli Stati Uniti, con operazioni che interessano gli aeroporti di Columbus (Ohio), El Paso (Texas) Baltimora (Mariland), Norfolk (Virginia), Savanna (Georgia). Due di queste, a Columbus e a El Paso, datate 10 e 15 agosto del valore complessivo di 250 milioni di dollari di ricavi in dieci anni non sono state comunicate in Italia. Sempre a inizio agosto HmsHost ha acquistato Stella Partners, un operatore statunitense di «convenience retail» con 10 punti vendita in dieci aeroporti, un fatturato di 38 milioni e una redditività lorda dell'11%. I negozi, di piccola taglia, sono specializzati in giornali, merchandising e articoli da regalo, un'attività commerciale minuta, ma che negli Usa vale 1,5 miliardi all'anno.

Per Autogrill-HmsHost si tratta di una deviazione rispetto al business della ristorazione per chi viaggia, ma è una diversificazione di ampie potenzialità. Negli ultimi anni il gruppo controllato dalla famiglia Benetton ha scorporato e venduto World Duty Free, che svolgeva l'attività commerciale negli aeroporti; non si tratta però di un ritorno al passato perché la tipologia dei due business è diversa. Il titolo Autogrill ieri in Borsa ha chiuso a 7,83 euro (+0,38%).