Banche avare in Borsa, rendimenti in rosso

Ma dal 1938 positive solo Generali, Italcementi e Caltagirone

Quello delle banche italiane è il settore che, in Piazza Affari, ha chiesto di più ai suoi azionisti (dal 2006 ad oggi sono loro il 60% degli aumenti di capitale) e ha restituito di meno in termini di rendimento.

L'analisi, contenuta nello studio Indici e Dati redatto ogni anno dall'area studi di Mediobanca, non rappresenta di certo un bel viatico per quanti devono ora decidere se investire altro denaro sul rilancio del Monte dei Paschi. Anche perché questa a fame di patrimonio non è seguito un miglioramento dei corsi di Borsa: il rapporto tra prezzo di Borsa e patrimonio netto è pari a 0,53 per le banche (0,82 la media tra il 2005 e il 2016), contro lo 0,87 delle assicurazioni (1,41) e l'1,45 delle società industriali (1,45). Il peso delle ricapitalizzazioni del credito è infatti molto salito negli ultimi anni rispetto alla media del 39,6% registrata dal 1990 a oggi - le assicurazioni hanno realizzato il 4,8% degli aumenti dal 2006 a oggi (l'8,1% dal 1990) e le società industriali il 35,1% (52,2% dal 1990. Non solo: chi ha puntato sulle banche italiane quotate negli ultimi 20 anni, eccezion fatta per due anni, ha quasi sempre distrutto valore. All'opposto chi ha investito sui titoli industriali ha, nella grandissima maggioranza, guadagnato.

Piazza Affari si aggiudica comunque la maglia nera per rendimento tra i grandi listini mondiali dal 2005 a oggi: all'11 ottobre scorso, Milano ha un rendimento medio annuo pari a -6,5% dal dicembre 2005 (-51,7% in tutto). Peggio di Piazza Affari fa solo Atene (-15,6%), mentre le performance migliori sono quelle di Jakarta (+13% e +274%), Shanghai (+12% e +238,4%) e il Nasdaq (+9% e +153,8%). Zurigo ha fatto segnare +4% medio annuo (+52,6% complessivo) e Francoforte il +3,6% (+46,6%). Insomma, sempre nell'ultimo ventennio, la Borsa ha battuto il risk free dei Bot in appena in 7 casi su 21, che al solo caso del 2011 una volta considerato il premio per il rischio. Non solo dal 1938 a oggi soltanto il rendimento di tre titoli quotati a Piazza Affari (senza contare i dividendi) batte l'inflazione: Generali (+14% medio annuo), Italcementi (+13,2%) e Caltagirone (+10,8%) a fronte di un'inflazione del 10%. La capitalizzazione di Piazza Affari è diminuita del 38,6% dal 2005 a oggi, «bruciando» 261 miliardi fino agli attuali 415 (da 676). Il valore della Borsa milanese è così sceso allo 0,8% del totale delle Piazze mondiali (il 2% nel 2005) ed è pari al 26,4% del Pil. Dal punto di vista del bilancio della società mercato, emerge invece che 64,7% degli utili cumulati realizzati dal 2007 al 2015 dal London Stock Exchange è arrivato dalla controllata Borsa Italiana. Un vero affare, per Londra.