Banche a caccia di redditività. Unicredit più snella in Turchia

Mustier scioglie il patto con Koc e scende sotto il 32% di Yapi Kredi. E Intesa scommette sui pagamenti

Dopo la grande corsa a smaltire i crediti deteriorati, le banche europee devono gestire le nuove sfide industriali, che impongono un cambio passo nel modello di business tradizionale a causa di uno scenario caratterizzato da scarsa redditività da operazioni ordinarie, pil piatto e tassi negativi. Sono stati fatti progressi sulla solvibilità, sui coefficienti patrimoniali e sulle sofferenze ma dall'ultima ricognizione fatta dall'Eba, l'autorità bancaria europea, sulle 131 maggiori banche dell'Unione (12 quelle italiane) emerge che la redditività rimane bassa e con prospettive «cupe». Non solo. Secondo un rapporto della società di consulenza internazionale Oliver Wyman, nei prossimi cinque anni la media delle banche italiane vedrà una riduzione dei ricavi, in termini di margine di intermediazione, del 10% con punte del 15% per quelle più esposte sul credito e sui titoli di Stato. Alla caccia di redditività si aggiunge inoltre la necessità di dotarsi di cuscinetti di capitale adeguati alle richieste della Vigilanza della Bce ora in mano a Andrea Enria. Secondo uno studio commissionato dalla Federazione bancaria europea che simula l'effetto dell'accordo di Basilea sui requisiti patrimoniali, sulle banche europee nei prossimi anni potrebbe infatti arrivare una tegola, in termini di fabbisogno di capitale aggiuntivo, da 300-400 miliardi.

In attesa di consolidamento bancario con fusioni e aggregazioni che consenta agli istituti di medie dimensioni di affrontare sfide ed eventuali nuovi marosi (e a Mps e Carige di sopravvivere), come si muovono le due «grandi» banche italiane? Unicredit, alla vigilia del piano industriale che sarà svelato martedì a Londra, ieri ha formalizzato l'alleggerimento in Turchia con l'uscita dalla joint venture Kfs che controlla Yapi Kredi. Il gruppo di Piazza Gae Aulenti scende al 31,93% mentre Koc Holding sale al 49,99% della banca turca. Il restante 18% delle azioni di Yapi continuerà ad essere quotato alla Borsa di Istanbul. L'impatto dell'operazione sul conto economico di Unicredit sarà di 1 miliardo. «Sostanzialmente nullo», invece, l'impatto di cassa considerando che il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier dovrà pagare una penale per lo scioglimento anticipato del patto di circa 110 milioni e altre imposte per 150 milioni. Più che a fare cassa, dunque, la mossa rientra nella strategia di Mustier di semplificare la struttura del gruppo anche con una riorganizzazione dell'organico e di ottimizzare l'allocazione del capitale rafforzando l'indice di solidità patrimoniale Cet1 (l'operazione Yapi Kredi avrà un impatto positivo di 5 punti base). L'ad ha escluso a più riprese fusioni o acquisizioni sottolineando che alla luce dei prezzi attuali, è preferibile fare operazioni di buy back, ovvero riacquistare azioni a sconto sul patrimonio netto tangibile.

In manovra c'è anche Intesa ma su un cantiere diverso: la banca guidata da Carlo Messina ha avviato «contatti preliminari» per rafforzare l'alleanza nel settore dei sistemi di pagamento. Secondo gli analisti di Citi, lo scenario più probabile riguarda un'operazione da un miliardo che dovrebbe portare Intesa ad avere una partecipazione in Nexi a doppia cifra ma con una quota inferiore a quella che, per esempio, ha Poste Italiane in Sia (17%). Di certo, il business dei pagamenti digitali in Italia vale circa 4 miliardi l'anno ed è destinato ad aumentare ancora grazie alla lotta al contante promessa dal governo.