«Le banche cambino passo Basta veterani nei consigli»

Ora pagano gli impiegati, così sciopero inevitabile

Le prime tre banche italiane sono in manovra per tagliare i costi e ovviare al blocco dei pre-prensionamenti sancito dalla riforma Fornero: Monte Paschi e Intesa Sanpaolo stanno per chiedere sacrifici ai dipendenti e Unicredit ha annunciato modifiche alla struttura del Bancone. Chiediamo a Lando Maria Sileoni, leader della Fabi (prima sigla nel settore del credito) se stanno per franare gli accordi aziendali che finora hanno integrato il contratto nazionale. «Le ristrutturaziori sono diventate un processo continuo, accompagnato da sacrifici, tagli e riduzioni di tutele. La Fabi non si piegherà a questo perché la causa è soprattutto il deficit di capacità manageriale mostrato dai vertici di alcuni gruppi. In ogni caso, ogni variazione negoziale deve essere finalizzata, compensata e avere una logica».
La riforma delle pensioni blocca la possibilità di procedere a ulteriori prepensionamenti, rischia di crollare il contratto?
«La riforma delle pensioni ha lasciato cicatrici profonde. La vicenda degli esodati è stata gestita in maniera grottesca e dilettantesca. Tuttavia con il contratto dei bancari si è prevista una leva importante, quella della flessibilità espansiva e difensiva che, a oggi, non risulta praticabile per l’inerzia del ministero del Welfare che non ha provveduto a emanare i necessari decreti attuativi. Questa negligenza si aggiunge alla mancanza di volontà politica del ministro e del suo staff che si ostina a non voler emanare un emendamento ad hoc».
Mps starebbe, però, per imporre ai dipendenti una cura dimagrante da 110 milioni l’anno.
«Le richieste dei vertici di Mps sono inaccettabili. Il blocco di turn over, premi e automatismi, non può essere imposto unilateralmente. La Fabi, se sarà necessario, è pronta a promuovere vertenze davanti alla magistratura del lavoro. Occorre, piuttosto, modulare determinate tutele in funzione dei servizi da prestare e trovare una corsia preferenziale per il ricambio generazionale, alimentando i fondi ad hoc».
Anche Intesa Sanpaolo ha chiesto di condividere il problema degli «esodati» con sacrifici in busta paga. I sindacati hanno annunciato lo sciopero. Ci sarà un periodo di lotta sociale?
«Non ho nulla contro una visione di tipo solidaristico. Ma rimango stupefatto quando constato che Intesa Sanpaolo esige una solidarietà a senso unico, cioè attuata sempre e soltanto comprimendo le retribuzioni di impiegati e quadri. Lo sciopero è stata una risposta inevitabile, le trattative non possono essere un copione già scritto da qualcuno».
Ghizzoni ha detto che la nuova Unicredit sarà più «snella» e piatta, lasciando intendere di voler dedicare maggiori risorse al servizio della clientela.
«Unicredit è il gruppo che in Italia ha cambiato più spesso il modello distributivo, diventando così ostaggio della propria confusione organizzativa».
La normativa ha tagliato i doppi incarichi, ma i costi dei cda sono sempre notevoli.
«La normativa sui doppi incarichi è stata molto importante. Tuttavia, per il diritto societario, occorre fare un ulteriore passo in due direzioni precise: stabilire per tutti i consiglieri un limite di età a 70/72 anni e un massimo di due mandati. In altri termini a 72 anni ci si ritira e si favorisce il ricambio. Qui, su questi temi stringenti, lancio una sfida di rinnovamento vero e misurabile. Assicuro che come Fabi impugneremo la bandiera del ricambio generazionale e del limite al numero dei mandati nei cda e lo sosterremo nelle assemblee».
Mussari è stato appena confermato al vertice dell’Abi, che cosa gli chiederete?
«Penso che Mussari continuerà a seguire da vicino, come in passato, le vicende di tutti gli istituti bancari e, mi auguro, a moderare le spinte dei falchi dell’Abi».