Le banche mettono Cir spalle al muro sulla ristrutturazione di Sorgenia

Le banche creditrici mettono Cir con le spalle al muro sul caso Sorgenia: o la holding dei De Benedetti accetta di portare da 100 a 150 milioni il proprio contributo alla ristrutturazione del debito della controllata o gli istituti sembrano definitivamente decisi all'azione di forza. Procedendo, sul modello di quanto già fatto per evitare il crac di Risanamento, con una massiccia conversione dei debiti (600 milioni), che sfilerrebbe definitivamente il controllo di Sorgenia dalle mani di Cir. Da identificare la procedura a cui ricorrere per garantire la continuità aziendale: tra le ipotesi quella di un accordo di ristrutturazione del debito ai sensi dell'articolo 182-bis della legge fallimentare. La linea dura è stata decisa ieri nei due summit tra gli istituti creditori: uno ristretto alle banche più esposte, l'altro allargato a una ventina di soggetti. A seguire si è riunito il cda di Sorgenia per analizzare, in vista dei prossimi incontri con la controparte, quello che assomiglia molto a un aut-aut. Le banche vogliono infatti da Cir una risposta rapida: a seguire le trattative è Rodolfo De Benedetti, nelle veste di presidente della holding, e l'ad di Sorgenia, Andrea Mangoni. Quest'ultimo potrebbe peraltro restare alla guida anche nel caso le banche decidessero di prendere il controllo. Resta aperto il tentativo di trovare una mediazione : oltre al braccio di ferro sull'importo chiesto a Cir, c'è quello sulla governance, che i De Benedetti vorrebbero tenere salda nelle proprie mani. Sorgenia è alle prese con 1,8 miliardi di debiti complessivi e il 17 febbraio aveva detto di avere denaro in cassa soltanto per un mese. Insomma, per la società creata da Carlo De Benedetti e poi passata ai figli insieme al resto del gruppo, il tempo stringe e, senza un accordo, difficilmente si potrà andare molto oltre marzo.