Le banche proseguono la dieta. 22mila esuberi e meno sportelli

Dopo la statalizzazione di Mps, resta il nodo delle 3 Casse

Il Monte Paschi sta per finire nelle mani dello Stato, salvato dal baratro del bail-in utilizzando 5,3 miliardi dei contribuenti italiani, e Intesa Sanpaolo ha da poco rilevato per un euro la parte «sana» di Veneto Banca e di Popolare Vicenza, ma a circa venti mesi dal deflagrare della crisi di Etruria & C (era novembre 2015) il nostro sistema bancario non ha ancora risolto tutti i suoi problemi.

Non solo c'è il contraccolpo sui bilanci degli istituti di credito (come ha dimostrato anche il giro di boa delle semestrali) delle perdite subite dal Fondo Atlante, ma restano da sistemare le tre Casse di risparmio in crisi (Rimini, Cesena e San Miniato) - per le quali si è fatto avanti il Credit Agricole, che in Italia già controlla Cariparma. Senza dimenticare che in autunno la Borsa dovrà affrontare la ricapitalizzazione di Carige, che necessita di 560 milioni per rispettare i paletti della Vigilanza Unica.

Più in generale l'intero sistema del credito continua poi a essere al centro della «rivoluzione industriale» avviata qualche anno fa con l'affermarsi delle nuove tecnologie, delle mutate abitudini della clientela e (soprattutto) della stringente esigenza di tagliare i costi. A dimostrarlo sono i numeri: oltre 22mila - calcola la Fabi - gli esuberi definiti dagli ultimi piani industriali dei big sel settore a fronte di 7mila sportelli chiusi negli ultimi sette anni, per un taglio del 26 per cento.

Una severa cura dimagrante, resa possibile dal Fondo esuberi. Ecco il principale sindacato dei bancari alza i toni dello scontro davanti ai dubbi emersi sulla sostenibilità dell'ammortizzatore sociale del settore: il Fondo esuberi «non deve essere toccato», altrimenti «sarà guerra», ha attaccato il leader della Fabi, Lando Maria Sileoni. Il fondo assicura ai prepensionati, quasi l'80% dell'assegno Inps.

Dando uno sguardo ai piani dei singoli gruppi, Unicredit prevede 3.900 uscite volontarie, così come il «neo gruppo» Intesa Sanpaolo/Popolari: circa mille uscite sono nelle due ex banche del nord est a fronte della chiusura di 600 sportelli (l'accordo estende l'uso del Fondo fino a 84 mesi per le prime mille uscite e a 60 mesi per le altre 3.000). Mps nel piano al 2021 conta invece 5.500 uscite, di cui 1.800 già concordate, mentre Ubi calcola 2.750 tagli, a cui sommare i 1.500 esuberi dalle ex Banca Marche, Etruria e Carichieti. Infine il Banco Bpm previsto 1.800 uscite, Bnl 783 e Carige 650.