Le banche snobbano la Bce Atene ancora a picco (-7,3%)

Chiesti meno di 130 miliardi di prestiti a basso costo, di cui 26-28 dagli istituti italiani. Più vicino l'acquisto di titoli di Stato da parte di Draghi

C'è una «T» di troppo nella nuova tipologia di prestiti lanciata dalla Bce a favore delle banche. Dopo il deludente esito del primo round di Tltro nel settembre scorso, quando l'Eurotower aveva collocato appena 82,6 miliardi di euro, ieri l'asta è andata solo un po' meglio, con domande per 129,8 miliardi, di cui 26-28 miliardi da parte dei nostri istituti di credito. A conti fatti, Mario Draghi ha finito per accordare un totale di 212 miliardi, una cifra al di sotto dei 400 miliardi messi a disposizione e nettamente inferiore ai 1.000 miliardi richiesti in occasione delle due tornate di prestiti Ltro, tra fine 2011 e inizio 2012. Benoit Couré, uno dei componenti il board di Francoforte, ha parlato di «risultati all'interno delle nostre stime e del mercato», ma certo questo stimolo monetario non si è rivelato un successo. Probabilmente a causa della sua particolare finalità, ovvero canalizzare liquidità verso le aziende e le famiglie (mutui esclusi) in un momento in cui la domanda di denaro da parte dei privati resta scarsa. Al contrario, la formula Ltro aveva lasciato alle banche amplissimi margini d'azione, tra cui anche la possibilità di comprare a piene mani bond sovrani.

A questo punto, l'esito delle due aste allontana l'obiettivo dichiarato da Draghi di espandere il bilancio della banca centrale di 1.000 miliardi. Non bastando gli acquisti di Abs e di obbligazioni bancarie garantite, il traguardo appare raggiungibile solo col varo di un quantitative easing a largo spettro che, oltre ai titoli di Stato, preveda sconfinamenti nel settore azionario e immobiliare. «Tutti gli asset, tranne l'oro», aveva infatti sottolineato Draghi all'inizio del mese. A suggerire l'uso del cosiddetto bazooka, verso il quale è netta l'opposizione della Bundesbank, è la situazione congiunturale dell'eurozona. Il pericolo di una deflazione sull'intera area si è fatto più concreto dopo che in Francia i prezzi al consumo hanno rallentato in novembre allo 0,3% (0,5 in ottobre) e alla luce della caduta delle quotazioni del petrolio. «Restano rischi al ribasso per l'economia», ribadisce il Bollettino della Bce, secondo cui il mercato del lavoro va verso «un modesto miglioramento» anche se la disoccupazione dovrebbe mantenersi «su livelli ben superiori a quelli pre-crisi».

La prossima riunione del direttivo, in calendario il 22 gennaio, si annuncia dunque cruciale. Soprattutto se le tensioni che stanno scuotendo la Grecia non saranno rientrate. Per il momento, la situazione resta delicata. Ieri la Borsa di Atene è crollata di un altro 7,35%; in sole tre sedute la perdita stata superiore al 21%. I mercati sono terrorizzati dalla prospettiva di elezioni anticipate da cui potrebbe uscire vincente Syriza, il partito della sinistra radicale. «Ci sarebbe una nuova crisi che potrebbe facilmente contagiare l'Europa», ha ammonito il premier ellenico, Antonis Samaras. Le altre Borse europee hanno comunque tirato il fiato (Milano -0,09%), mentre lo spread è rimasto stabile attorno ai 140 punti.