Banco-Bpm, cura da 10 miliardi

Maxi-cessione delle sofferenze e in aprile la nuova struttura. Ma la Bce stringerà la cinghia a tutti

Massimo RestelliLa struttura industriale della terza banca del Paese, che nascerà entro dicembre dalla fusione tra Banco Popolare (54%) e Popolare Milano (46%), sarà pronta in aprile. La direzione è tuttavia tracciata: maxi-rottamazione dei crediti deteriorati per dieci miliardi entro il 2019 e nessun licenziamento, pur ampliando il piano di uscite con il fondo esuberi. La road map è stata dettata ieri dagli ad Pier Francesco Saviotti e Giuseppe Castagna, mentre i titoli ballavano in Piazza Affari per poi chiudere in profondo rosso: -4,8% il Banco, che lancia un aumento da un miliardo; -5,3% Bipiemme.La selva delle controllate sarà «valorizzata», ha detto Castagna, che guiderà il nuovo gruppo. In pratica saranno disboscate, premiando il marchio più forte per tipologia di business. Un po' come avviene per l'insegna Bpm, sotto cui finiscono gli sportelli lombardi del Banco. Ogni incasso andrà ad aggiungersi alla ricapitalizzazione di Verona, già garantita, ma il cui mix è da costruire, ha detto Saviotti definendo «eccessivo» il diktat della Vigilanza: «ragionevolmente» ci saranno un collocamento privato alle fondazioni CariVerona e CariLucca sia un convertibile. A breve sarà creata una task force per definire tutto l'impianto e sottoporlo a Francoforte per la benedizione definitiva.È una fusione «solida», con una «missione chiara» e «brillante per tutti», ha assicurato Castagna: il nuovo gruppo ha una copertura delle sofferenze pari al 57,2% e al 43,8% sul totale deteriorati», destinata poi a salire al 62,1% e al 48,5% per allinearsi ai big. La capitalizzazione proforma è 6,5 miliardi, a fronte di 2.467 sportelli e 113 miliardi di impieghi. Intuitivo il razionale: Bpm aiuta il Banco a smaltire le sofferenze e in cambio ottiene quasi tutte le deleghe per Castagna; Saviotti, che si era già detto pronto al passo indietro, guiderà il comitato esecutivo. «Siamo stati i paladini della riforma» delle popolari, ha aggiunto l'ad in pectore del nuovo gruppo interrogato sulla spallata assestata da Matteo Renzi per ottenere la fusione. Un settimana fa l'asse Milano-Verona appariva infatti franato e Bpm tornare nell'orbita di Andrea Bonomi. Elementare il baratto politico: la Bce vince sulle sofferenze ma chiude provvisoriamente un occhio sulle poltrone utili a blandire i campanili delle coop (per il primo mandato il cda sarà a 19 posti, poi 15). Sotto alla holding sopravvive, sempre per 3 anni, una Bpm spa. Dato che l'Europa concede una sola licenza, si aggira il problema sfruttando la controllata Popolare Mantova (62,6%). Un trucchetto all'italiana, che non appare però facile nelle sue tecnicalità: Mantova - da bilancio 2014 - è partecipata da Omniaholding, famiglia Zanetti e Corneliani.È scontato che la Bce estenderà il nitore imposto al «bancone» a tutto il sistema. L'assetto federale - anche Ubi ha da mesi aperto il cantiere della «banca unica», ha quindi le ore contate. Il prossimo passaggio in Piazza Meda è il rinnovo del Cds: i dipendenti-soci preparano la lista unitaria: il candidato presidente sarà il leader dei soci esterni Piero Lonardi, così da essere certi del cappotto, o Carlo Frascarolo (CariAlessandria).