Il Banco Popolare lancia il terzo polo

Il Banco Popolare si candida ufficialmente a dare vita al «terzo polo» del credito nazionale, alle spalle di Intesa Sanpaolo e Unicredit, aggregando le mutue che il governo Renzi ha deciso di trasformare in Spa con il decreto passato da poco al vaglio delle Camere. Anche perché, avverte la cooperativa guidata da Pier Francesco Saviotti nella lettera del cda ai soci in vista dell'assemblea, la riforma ha aperto «una delicatissima fase di transizione» e c'è un elevato rischio di finire nello stomaco di un big straniero.

I giochi inizieranno dopo le assisi di bilancio, quando ancora ci sarà la barriera del 5% ai diritti di voto allo studio del Parlamento. Alcuni banchieri che conoscono la situazione, sono convinti che sarà decisiva la mossa di Bpm: dopo il risanamento, avviato dall'ad Piero Montani e poi implementato da Giuseppe Castagna, Piazza Meda è infatti a un tempo «catatalizzatrice» delle altre coop, ma anche potenziale «preda» dei big esteri presenti in Italia. Francesi e tedeschi avrebbero studiato la fattibilità del piano.

Lo stesso Saviotti non ha nascosto la valenza industriale di un'unione con Bpm, rimarcandone però le difficoltà. Malgrado le smentite, per Castagna l'incastro più adatto potrebbe quindi essere la Bper di Alessandro Vandelli, forse coinvolgendo anche una delle due banche della Valtellina.

In quel caso la strada per il Banco potrebbe essere unirsi a Ubi e, insieme, «digerire» il Monte Paschi; sempre scorporando la rete toscana della Rocca a favore della Fondazione Mps e del «sistema» Siena. Ubi ha comunque più volte negato mire sul Monte. Veneto Banca e Popolare Vicenza sembrano invece ai margini della scacchiera: oltre alla tonda valutazione che le due mutue non quotate applicano a se stesse (1,2-1,3 volte il patrimonio netto, contro lo 0,7-0,8 medio che Piazza Affari riconosce alle concorrenti), impensierisce la possibile battaglia legale dei soci di Montebelluna che non riuscirebbero a vendere i titoli.