Banco pronto a tutto per andare con Bpm

Ecco il piano cessioni. Saviotti: «Insieme meglio della Germania»

Massimo Restellinostro inviato a LodiDopo che il governo Renzi ha fatto saltare il piano dei sindacati per riaffidare Bipiemme ad Andrea Bonomi, il matrimonio con il Banco Popolare, che solo giovedì appariva difficilissimo, si farà (quasi) ad ogni costo. «L'obiettivo è portare a termine questa benedetta fusione» e farlo «in tempi brevi», ha assicurato ieri l'ad del Banco Pier Francesco Saviotti arrivando per la prima volta a non escludere più al 100% la ricapitalizzazione. Il capo azienda della cooperativa veronese sa bene che Francoforte non concederà sconti, neppure sui tempi: a nozze fatte servirebbero 1,7 miliardi per livellare il nuovo big del credito alla solidità degli altri istituti «di sistema». L'aumento resta in ogni caso l'extrema ratio. È infatti già pronto un pacchetto alternativo di misure per rispettare le «capital action» richieste dalla lettera della Bce. La manovra prevederebbe la vendita dell'attività di banca depositaria e di altre minorities tra cui, malgrado le smentite, figura in ultimo anche la stessa Aletti Gestielle. Sarebbero poi cedute sofferenze per 600-700 milioni (l'obiettivo è arrivare a 7 miliardi entro un anno) e lanciato un sostanzioso bond convertibile Tier 1 (o Tier 2). Se tutto andrà liscio, oggi è previsto un nuovo incontro dei vertici a Milano, domani o martedì il dossier arriverà ai rispettivi consigli per il via libera. «Insieme abbiamo sinergie importanti, abbiamo un territorio che è meglio della Germania», ha detto Saviotti ai 7mila soci riuniti nei capannoni della fiera di Lodi in una affollatissima assemblea di bilancio (40mila i voti validi, pari al 15% del capitale). Per la prima volta tutto è avvenuto sotto il «Grande Fratello» di Francoforte, che ha inviato l'«osservatrice» lettone Ilze Rainska. Saviotti ha anche teso la mano ai sindacati, sottolineando come addetti e clienti siano da sempre i pilastri del suo gruppo. Il banchiere tuttavia farà un passo indietro, lasciando la guida del nuovo polo all'ad di Bpm, Giuseppe Castagna. E proprio in Piazza Meda (che tra un mese deve rinnovare il Cds) i problemi non mancano. Sia i soci dipendenti sia quelli non dipendenti di Piero Lonardi non sono per nulla soddisfatti della distribuzione delle poltrone di vertice: 7 a testa per Bpm e Banco, oltre a Castagna (dal secondo mandato il cda sarà a 15). Allo stesso modo si tenta ancora di aggirare il «niet» della Bce alla sopravvivenza della Bpm spa sotto alla nuova holding. La soluzione ipotizzata, dato che la lettera di Francoforte concede una sola licenza bancaria, sarebbe procedere alla scissione di alcuni asset di Bpm a favore della newco, mantenendola però in vita e con un proprio board. Da come sono andate finora le trattative è comunque assai improbabile che i tecnici europei, che vorrebbero una catena di comando di stampo anglosassone (senza aver capito come è fatta una popolare), accettino un accomodamento così «italiano».