Bankitalia assedia il fortino Popolari Bpm brilla in Borsa

Banca Popolare di Milano ieri è stata protagonista di un exploit borsistico. Il titolo ha guadagnato il 4,68% a 0,434 euro. Dietro gli acquisti la conferma del giudizio outperform (comprare) con target price a 0,6 euro da parte di Mediobanca. Gli analisti di Piazzetta Cuccia si attendono che le conclusioni dell'ispezione di Bankitalia sortiscano effetti positivi sulla governance di Piazza Meda.
Le parole del governatore Ignazio Visco all'assemblea di venerdì scorso, in fondo, non avevano bisogno di spiegazioni. L'attuale disciplina sulle banche popolari, ha detto, «può risultare inadeguata per gli intermediari di grandi dimensioni quotati in Borsa».
Nella relazione annuale, inoltre, il numero uno di Palazzo Koch ha sottolineato che «andrebbe resa più agevole, per le banche popolari quotate la trasformazione in società per azioni». Mai in passato le Considerazioni finali erano entrate così nel vivo delle dinamiche interne a un soggetto vigilato. Ed è proprio su questo terreno che intende esercitarsi la moral suasion di Bankitalia: il passaggio di consegne con la vigilanza unica europea non è lontano.
È uno svantaggio competitivo presentarsi dinanzi ai grandi fondi di investimento con meccanismi quali il voto capitario che tendono a favorire le «cordate» di dipendenti-soci (e anche di pensionati), il limite al possesso e il diritto di veto sull'ingresso nel libro soci.
Eccezion fatta per Bpm, che ha rinviato il discorso governance all'autunno, le popolari hanno fatto «melina» dinanzi alle parole del governatore. Il presidente di Assopopolari Emilio Zanetti ieri ha ricordato che il sistema cooperativo «ha continuato a sostenere le imprese anche durante la crisi» (non tutte le spa lo hanno fatto), mentre il presidente dell'Istituto centrale banche popolari e del Creval, Giovanni De Censi, ha circoscritto alla «sola Bpm» i riferimenti espliciti di Visco. Ancor più dura la Fiba-Cisl con il segretario Giulio Romani che ha bollato come «strumentale» l'attacco di Visco.
L'unica speranza di cambiamento è affidata a Via Nazionale: gli atti conclusivi dell'ispezione in Bpm potrebbero capovolgere i rapporti di forza magari ventilando l'ipotesi di un futuro congelamento dei voti dei dipendenti-soci e dei pensionati. Inoltre la Banca d'Italia continuerà pubblicamente e in privato a sollecitare un aggiornamento dei sistemi manageriali privilegiando curricula e competenze specifiche. Di sicuro i processi di riforma non potranno partire dal basso giacché l'azionariato delle popolari è generalmente «fedele» ai propri leader. E difficilmente un governo di larga coalizione potrà cambiare la normativa giacché la lobby «popolare» è fortissima nonché trasversale. L'impasse attuale - tenuto conto che in Bpm il presidente Bonomi e l'ad Montani si concentreranno prioritariamente sull'aumento finalizzato alla restituzione dei Tremonti-bond - è destinato a durare. Le altre due grandi realtà, come Ubi Banca e il Banco, sono orientate sulla linea della continuità. Da una parte Victor Massiah sta proseguendo la realizzazione del piano industriale forte del sostegno dell'asse «tradizionalista» Brescia-Bergamo. Idem a Verona per l'ad Pier Francesco Saviotti. «Mps non è una popolare, eppure...», è il mantra che si mormora nel mondo popolare. Avviare il cambiamento non sarà impresa facile.