Bankitalia dà un assegno di 3,4 miliardi allo Stato Ma c'è l'aiuto di Draghi

L'istituto di Visco sfrutta il Qe e spinge i conti E per le cedole ai soci scatta la soglia del 3%

Bankitalia erogherà alle casse dello Stato 3,4 miliardi di euro, circa 300 milioni in più rispetto all'anno scorso. Si tratta della somma tra la quota dell'utile 2016, che sarà girata al Tesoro (2,1 miliardi su un totale di 2,7 miliardi) e gli 1,3 miliardi di imposte versate da Via Nazionale. La buona performance dell'istituto presieduto da Ignazio Visco dal punto di vista del conto economico fa, tuttavia, emergere come buona parte di quei profitti siano generati dallo Stato stesso.

Bankitalia nel 2016, in virtù del quantitative easing della Bce (che guida l'Eurosistema di cui è parte), ha aumentato la propria esposizione in titoli di Stato. In particolare, l'anno scorso sono stati acquistati Btp per 115 miliardi, portando il totale in portafoglio a 186 miliardi su un totale di 245 miliardi di bond. Considerato che gli interessi attivi da titoli denominati in euro sono ammontati a 5,9 miliardi si può quindi parlare di uno scambio tra Via XX Settembre e Via Nazionale. O, per dirla in maniera più forbita, Bankitalia ha concorso in maniera fattiva - sempre grazie alla Bce di Mario Draghi - alla monetizzazione di parte del nostro debito pubblico (2.250 miliardi di euro circa).

Tra le altre circostanze segnalate dal governatore Visco nell'assemblea dei partecipanti al capitale (che da due anni è separata dalle Considerazioni finali di fine maggio) c'è da segnalare la distribuzione di 340 milioni di cedola dei quali 133 milioni non verranno assegnati perché dal 2017, in base al nuovo statuto, non vengono più remunerate le quote eccedenti il 3% detenute dai singoli investitori (banche, assicurazioni ed enti pubblici). All'espansione del totale attivo (773 miliardi nuovo record dopo i 610 del 2012) fa da contraltare il passivo Target2 dell'Eurosistema (356 miliardi contro i 248 del 2015). Nota sicuramente positiva la rivalutazione di 10 miliardi delle riserve auree che a fine dicembre valevano 87 miliardi e che rappresentano il vero tesoro della nazione che Palazzo Koch preserva dalla cupidigia della politica.

Nel 2016 è stata conclusa un'ulteriore fase del piano di riassetto della rete territoriale della Banca d'Italia che ha portato alla chiusura di 22 strutture. Delle 97 filiali del 2008 ne restano solo 39.

Ieri è stato anche pubblicato il secondo bilancio del Fondo nazionale di risoluzione (coordinato da Bankitalia ancorché partecipato dagli istituti italiani). La perdita 2016 si è attestata a 2,59 miliardi di euro. Il risultato negativo è stato determinato dalla cessione delle quattro banche (Etruria, Marche, Carife e Carichieti) con la totale svalutazione delle quote per 1,4 miliardi e un esborso a titolo definitivo stimato tra 1 e 1,1 miliardi per la ricapitalizzazione degli enti «ponte» oltre al rilascio di garanzie sui rischi. Via Nazionale ha chiesto, lo scorso 8 marzo, a tutte le banche il versamento di contributi aggiuntivi per coprire le perdite subite. La legge di Bilancio, tuttavia, consente agli istituti di spalmare su 5 anni il contributo. Nel frattempo si spera di recuperare progressivamente 250 milioni di benefici fiscali sulle imposte differite connesse alle quattro good bank cedute a un euro.

Commenti

ilbelga

Sab, 01/04/2017 - 13:49

visco chi? quello che merita la galera per non aver controllato le banche!!!