La Bce dà coraggio alle Borse europee

Draghi: «Pronti a fare la nostra parte». Consiglio il 10 marzo. Ma per gli esperti il rimbalzo non durerà

Cinzia MeoniMario Draghi torna alla carica e infonde coraggio alle Borse europee. Il numero uno della Bce ha infatti detto a chiare lettere che Francoforte è pronta a scendere di nuovo in campo con misure espansive se le turbolenze dei mercati o il crollo dei prezzi dell'energia dovessero mettere a rischio le attese di inflazione. «La Bce è pronta a fare la sua parte. Il consiglio direttivo esaminerà ed, eventualmente, riconsidererà l'orientamento di politica monetaria ai primi di marzo (l'appuntamento è fissato per il 10 marzo ,ndr)», ha dichiarato il presidente della Bce nel corso dell'audizione al Parlamento europeo. Tanto è bastato a dare ossigeno alle piazze finanziarie del Vecchio Continente che hanno chiuso in deciso rialzo: Milano ha guadagnato il 3,3%, tornando così a riagguantare quota 17mila punti, Parigi il 3,2%, Francoforte il 2,8% e Londra il 2,1%.Meglio comunque godersi il rimbalzo visto che, a giudizio degli esperti, altro non è che un fuoco di paglia di breve durata. Sono troppi i fattori di incertezza affinché si trasformi in un movimento di più ampio respiro: dai punti interrogativi sulla crescita economica globale, al margine di manovra rimasto alle banche centrali per contrastare il rischio di deflazione, alle incognite sulla tenuta delle banche europee, su cui nonostante le rassicurazioni rilasciate anche ieri da Draghi, i dubbi non mancano. «Una rondine non fa primavera», commenta Achille Vallone, team asset management di Marzotto Sim che ricorda poi come «siamo sempre un 20% circa sotto al chiusura di fine 2015». La questione di fondo «rimane una crescita economica che non riesce a decollare e la diffusa percezione che le istituzioni pubbliche non dispongano di adeguati strumenti per invertire tale tendenza», sostiene Francesco Citta di Copernico Sim. «Il quadro macro non è cambiato», conviene Marco Aboav macro portfolio manager di MoneyFarm secondo cui «ci troviamo di fronte ad una crisi di fiducia degli investitori che difficilmente cambierà nel breve, a meno di non assistere a delle conferme chiare o sorprese positive di politica monetaria». E di sentiment «fragile» e attese di volatilità parla anche Juan Nevado, gestore di M&G. Quanto alle parole di Draghi, «sicuramente le aspettative di un incremento dell'intervento monetario della Bce possono spingere verso un atteggiamento di ottimismo, ma troppo sarebbe ingiustificato» sostiene Vallone che, nel consigliare di operare sui mercati utilizzando la «massima prudenza», ricorda l'esempio giapponese con l'introduzione a sorpresa, a fine gennaio, dei tassi negativi da parte della Boj. Dopo la decisione della banca centrale il Nikkei ha guadagnato due punti percentuali, per poi perdere il 16% tant'è che, nonostante il balzo in alto di ieri (+7,1%, la migliore performance dal 2008), l'indice è ancora sotto di dieci punti percentuali rispetto a inizio anno. «La speculazione e la conseguente volatilità continueranno a farla da padroni sostiene Stefano Benzi, gestore di Banca Akros, soprattutto in Italia su cui è «in atto una speculazione nella misura in cui quello italiano è uno dei mercati azionari più piccoli e più facili da attaccare quando le cose girano male in termini congiunturali», una Piazza per di più di un Paese percepito come fragile agli occhi degli investitori europei e anello debole dell'Unione. «Mi aspetto che il mercato rimanga in un mood ribassista ancora a lungo, anche se per quanto riguarda Milano, vedo un possibile allungo, nel breve termine, fino a quota 19.400 punti», conclude Vincenzo Longo di IG.