La Bce suona la "ritirata"? I mercati non ci credono

Fermi euro e spread, Borse poco convinte. Milano sale (+1%) con le banche. La Buba sulle voci:«Solo fantasie»

«Sussurri e grida»: anche in quest'epoca ipertecnologica e informatizzata, vale ancora il vecchio adagio sullo stretto legame tra mercati e indiscrezioni. Gli spifferi che sarebbero filtrati martedì dalle segrete stanze della Bce su un piano per tagliare di 10 miliardi al mese, dagli 80 attuali, il piano di acquisto titoli, non sono passati inosservati. Ma certo non hanno provocato terremoti. Immobile l'euro (a quota 1,12 dollari) e fermo lo spread tra Btp e Bund a 137 punti, qualche tensione si è vista solo sul rendimento del decennale italiano, salito all'1,42%, il livello più alto da giugno. Quanto alle Borse, chiusura in ordine sparso: Milano è salita dell'1,3% trainata dai bancari, le altre piazze sono scese.

Insomma: l'ipotesi che Mario Draghi possa suonare la ritirata appare remota. E altrettanto quella che vorrebbe il gossip divulgato come una sorta di ballon d'assai giusto per saggiare il terreno e vedere l'effetto che fa. Uno stile che non appartiene all'Eurotower, sempre puntuale nel comunicare ai mercati i propri intendimenti strategici. Rispetto alla gestione pasticciata che la Fed sta mostrando da troppo tempo in materia di tassi, l'ex governatore di Bankitalia ha detto di recente che il tema delicatissimo del tapering non è stato affrontato dall'ultimo board dell'istituto e ha semmai più volte messo l'accento, negli ultimi mesi, sulla possibilità di estendere il Qe oltre la scadenza fissata per marzo 2017. E, forse, di potenziarlo ulteriormente. D'altra parte, con un'inflazione ben lontana dal target del 2% e una crescita anemica, con le turbolenze che colpiscono il sistema bancario europeo e le incertezze di natura geo-politica, ragionare ora sulla possibilità di tagliare di 10 miliardi gli acquisti appare quanto meno prematuro. Per Draghi, tra l'altro, sarebbe un'ammissione di sconfitta.

Da dove arrivano, quindi, queste voci? Il primo indiziato è quella stessa Bundesbank che ieri si è affrettata a smentirle definendole «pure fantasie». Non è del resto un segreto l'opposizione manifestata dalla Germania nei confronti delle misure espansive non convenzionali, sfociata poi in accuse violente contro la politica dei tassi negativi. Le resistenze tedesche sono costate alle Bce il ritardo con cui il Qe è stato varato rispetto agli Usa e al Giappone, anche se Berlino è il maggior beneficiario di queste misure. Ma, a fine elettorali, è meglio che non si sappia. Anche se poi il rischio è quello di cavalcare l'ascesa di Afd, il partito nazionalista che sta strappando consensi alla Cdu non solo facendo leva sulla paura dell'immigrazione ma anche sulla retorica del denaro dei contribuenti tedeschi regalato agli inoperosi mediterranei.

Di sicuro, la Bce si appresta a lanciare altri due Tltro (prestiti alle banche destinati al finanziamento di imprese e famiglie) e accetterà «per il momento» anche nel 2017 i bond bancari non garantiti come garanzia nelle operazioni di rifinanziamento. Sempre a partire dall'anno prossimo, l'Eurotower vuole però limitarne l'uso e aumentare i controlli. Il giro di vite è la conseguenza dell'entrata in vigore della direttiva europea sui fallimenti bancari, il cosiddetto bail-in.