Bipiemme pronta a cambiare pelle

Avanti tutta con la governance, indietro non si torna. Lo ha assicurato Andrea Bonomi, presidente di Bpm, nel corso della conference call seguita alla semestrale. Lo spinoso tema, che ha per anni ostacolato lo sviluppo del gruppo bancario, sarà affrontato una volta per tutte con la revisione di ottobre del piano industriale 2012-15.
Risolto il nodo, con l'auspicata collaborazione di tutti gli interlocutori, e approvate le necessarie modifiche alla governance in sede assembleare, si potrà quindi passare all'aumento di capitale da 500 milioni di euro per il rimborso dei Tremonti bond. La ricapitalizzazione, approvata dall'assemblea dello scorso giugno e inizialmente prevista per settembre-ottobre, slitterà tra fine anno e inizio 2014: «tutto dipende dai mercati e dal piano industriale nel suo complesso, inclusa la governance», ha sottolineato Bonomi. A Piazza Affari il titolo, dopo un avvio sprint sostenuto dal ritorno all'utile nel semestre annunciato ieri (per 105,6 milioni), ha ripiegato insieme al mercato, per poi chiudere a 0,38 euro (+0,5%).
Che sia la volta buona per la sospirata metamorfosi di una delle ultime banche cooperative rimaste a Piazza Affari (con annesso voto capitario)? «La Vigilanza della Banca d'Italia garantisce che indietro non si torna», ha dichiarato il presidente di Bpm. Che poi ha aggiunto: «L'evoluzione della governance è partita martedì dopo il consiglio di gestione (cdg) e durerà questi due mesi». Intanto, però, un punto fermo per il futuro è già stato messo: la separazione tra manager e azionisti è ormai imprescindibile. «La Banca d'Italia è stata chiarissima in merito. Questa separazione è la garanzia minima che ci deve essere», ha dichiarato il presidente, per poi proseguire: «Nel consiglio di gestione devono esserci solo i manager esecutivi, non gli azionisti né tanto meno i sindacati. Non sarà possibile nel breve termine. Ma nel medio termine, questo è l'obiettivo del nostro cdg, condiviso dalla Banca d'Italia e dalla Bce».
È, invece, ancora troppo presto, a detta di Bonomi, per capire se Bpm si muoverà alla fine sulla via della conversione in spa, dopo che la scorsa primavera è rapidamente tramontato un progetto di metamorfosi (che pure lasciava voce in capitolo ai dipendenti). Il manager, sull'argomento, si è limitato a sottolineare come Bankitalia abbia più volte sollecitato le popolari quotate a dotarsi di una governance vicina al mercato.
Sono anni che azionisti e istituzioni provano a cambiare le regole. Grandi rivoluzioni finora non se ne sono viste, anche se l'avvento del «duale», nel 2011, in qualche modo ha contenuto il peso dei sindacati interni a Bpm. Ma gli analisti, al più, si attendono una diminuzione del peso dei dipendenti nel cds. Ma la speranza è l'ultima a morire e la direzione, verso una riforma della governance, è comunque una strada giusta. Quanto ai rilievi della Banca d'Italia, che ha terminato a maggio un'ispezione durata 200 giorni, il top management è tranquillo. L'istituto meneghino avrà tempo fino al 23 settembre per inviare le osservazioni e le risposte al rapporto ispettivo a Via Nazionale.