Blackrock primo socio di Unicredit

I fondi internazionali si preparano a sostituire le fondazioni come grandi «proprietari» delle maggiori banche italiane. A pochi giorni della «scalata» a Intesa Sanpaolo per diventarne il secondo socio davanti alla Cariplo di Giuseppe Guzzetti, Blackrock è cresciuta di peso anche in Unicredit. A Milano il gruppo Usa è ora il primo azionista con il 5,2%, davanti agli emiri di Abu Dhabi e al fondo anglo-russo Pamplona (entrambi titolari del 5%). Ai prezzi di Borsa la quota americana «costa» 1,9 miliardi, e si inserisce in un pacchetto estero che si avvicina al 23%, considerando la Libia (3%), il fondo Capital (2,7%) e Allianz (2,1%).La pattuglia italiana arruola invece Cariverona (3,5%), l'imprenditore Leonardo Del Vecchio (3%), CariTorino (2,5%) e Carimonte (2,3%), per l'11,3% totale.
Per Blackrock si è trattato di un «arrotondamento», visto che già all'ultima assemblea dichiarava di possedere il 4,9%, ma il dato di sistema è differente: il fondo americano ha preso posizione sulle prime due banche del nostro Paese, con una scommessa complessiva da 3,6 miliardi di euro.
Questo significa che l'Italia non spaventa più gli investitori internazionali e diventa, sia nel caso di Ca' de Sass sia per Unicredit, quasi un endorsement per i due capi azienda Carlo Messina e Federico Ghizzoni. Blackrock ha fatto partire gli acquisti su Unicredit il 7 marzo, poco prima che Ghizzoni ufficializzasse la «grande pulizia» con cui la banca ha saldato il suo «debito» con la crisi (14 miliardi la perdita emersa nel 2013) e promesso di tornare in attivo già a fine anno per due miliardi.
La rapidità con cui muove Blackrock, che in una settimana incassa un rialzo del titolo del 6%, mette però a nudo le debolezze delle fondazioni italiane, spesso rimaste a secco anche perché troppo legate alla loro banca di riferimento. Fino al caso limite del Monte Paschi, dove la Fondazione Mps, dopo aver indotto l'assemblea a rimandare all'estate l'aumento di capitale di Rocca Salimbeni, è ora costretta a vendere al fotofinish quello che Siena ha sempre considerato il «suo» istituto, pur di domare 340 milioni di debiti. Gli indizi si concentrano su un'altra conoscenza di Wall Street: il fondo Jc Flowers che comprerebbe il 20% di Mps, come capo di una cordata in cui figurebbe anche Blackstone. Complice la clausola anti-nazionalizzazione prevista dal consorzio per l'aumento di capitale, il titolo Mps ha così chiuso in Borsa con uno strappo al rialzo del 2% a 23 centesimi, tra scambi intensissimi: il 6,2% del capitale.
La situazione non è, in ultima analisi, molto diversa a Genova, dove la Fondazione Carige non ha le risorse per seguire la ricapitalizzazione della banca omonima o nella più piccola Banca Marche, semi-commissariata da Bankitalia e posseduta dalle Fondazioni Carima e Caripesaro.
Blackrock - forse anche per la difficoltà di monitorare i 4mila miliardi di dollari che ha in gestione - ha comunque riservato anche non pochi grattacapi agli uffici della Consob. Uno degli ultimi casi ha riguardato Telecom Italia, di cui il fondo americano aveva «sbagliato» a calcolare la propria quota (pari al 9,4%) proprio a ridosso del convertendo. Ma un inciampo simile si era verificato anche in Unicredit a gennaio 2012 quando, in occasione della ricapitalizzazione, Blackrock aveva detto di aver dimezzato la propria quota. Per poi rimangiarsi la comunicazione.